RHM – Il mistero dello schema elettrico Gottlieb

In Italia, i flipper Gottlieb add-a-ball sono i piu’ diffusi e conosciuti, in particolare quei modelli costruiti esclusivamente per il mercato italiano a seguito della legge 507 del 1965, che vietava la ripetizione della partita (vedi anche “La Battaglia dei Flippers“, ed altri articoli sull’argomento). Di questi, quasi tutti ne avranno visto prima o poi uno schema elettrico originale, in genere trovato dentro al flipper, o magari attaccato all’interno dello sportello posteriore.

Qui vogliamo parlare di un aspetto molto poco conosciuto degli schemi elettrici Gottlieb, una cosa che si trova in quella riga in piccolo sotto al nome del modello. Le scritte di questa riga in genere seguono un modello abbastanza standard: la sigla RHM, seguita dalla data in formato americano, cioe’ mese-giorno-anno, ed il numero di modello del flipper in questione. A volte, se il nome del modello e’ lo stesso di una versione precedente, troviamo aggiunta la scritta “Italy”, per specificare che si tratta della versione ‘particolare’ realizzata per il nostro Paese. E’ il caso ad esempio del famoso “Subway”, o del modello “Hurdy Gurdy”. Ed altri, che in quegli anni conservavano lo stesso nome della versione originale pur funzionando in modo completamente differente, ad esempio “Ice Show”, ecc.

Notate come lo schema dell'”Hurdy Gurdy (Italy)”, in alto a destra nella figura, riporti direttamente il valore delle monete accettate in lire, precisamente le monete da 50 e 100. Non c’e’ quindi dubbio che tale modello sia stato progettato esclusivamente per la vendita in Italia.

Mentre per il numero del modello e la data c’e’ poco da dire, non si e’ mai invece ben capito cosa indicasse la sigla RHM, anche e soprattutto tra gli addetti ai lavori. Si pensava fosse una abbreviazione per indicare ad esempio che il lavoro era stato finito in quella specifica data, o qualche sigla tecnica del genere. Peraltro, tale scritta è sempre presente in questi schemi.

Nei primi anni del 2000, abbiamo quindi posto la domanda a Jim Schelberg, direttore della rivista USA “The PinGame Journal”. In contatto da tempo con le aziende produttrici di Chicago, Jim conosce personalmente tanti protagonisti del settore; pensavamo fosse una domanda semplice, invece salto’ fuori che in effetti nessuno aveva una spiegazione. Scoprimmo pero’ una cosa: sebbene la sigla RHM fosse la piu’ usata, ce ne erano tante altre diverse, utilizzate in particolare negli schemi elettrici dei modelli a crediti, quelli che in Italia difficilmente si erano mai visti. Al posto della piu’ familiare sigla RHM, appaiono infatti WEN, RFG, CMM, DJA, JKS, RES e tante altre…

Dopo qualche tempo, arriva finalmente una risposta al quesito. Le sigle non sono altro che le iniziali dei nomi degli ingegneri che hanno disegnato lo schema! Il piu’ attivo in questo senso sicuramente RHM, cioe’ Robert H. Malvasio; occasionalmente aiutato, quando il lavoro era molto, da altri come ad esempio Wayne Neyens (WEN), Roman F. Garbark (RFG), Clement Martinez (CMM), e tantissimi altri. Mistero svelato!

Una curiosita’: Robert H. Malvasio disegno’ la stragrande maggioranza dei modelli prodotti per l’Italia; la sua sigla RHM era quindi talmente conosciuta, da diventare parte integrante della terminologia tecnica usata negli schemi elettrici, al pari di altri termini come ADJ, POS, SEQ, ecc.
Questo causo’ anche alcune vittimi illustri. L’italiana “Nordamatic” di Verona, costruttore di flipper molto attivo specie negli anni ’70, disegnava i suoi schemi elettrici di modo che sembrassero quasi prodotti americani; erano infatti in lingua inglese, strutturati come gli schemi Gottlieb, con gli stessi codici, la data, e numero di modello sotto al nome… simili al punto da includere, non sapendo bene cosa fosse, anche la sigla RHM, convinti trattarsi di un qualche termine appunto tecnico, quando invece era la firma dell’ingegnere disegnatore. Ingegnere che sicuramente non aveva compilato lo schema di quel gioco, anzi, di cui neanche sospettava l’esistenza!

Nelle note in calce allo schema Nordamatic, in questo esempio il modello “Champion”, leggiamo (in inglese) “single” (un riferimento al fatto che si tratta in un gioco ad un solo giocatore), “prod.76” (produzione 1976), “des.” (designer) e una firma illeggibile, con un nome che sembra straniero, e sotto l’immancabile RHM (che chiaramente non e’ certo Robert H. Malvasio!) con la data (22 luglio 1976, pure questa in formato americano mese/giorno/anno, pur essendo un gioco costruito a Verona) e 112 (il numero di modello, non sappiamo come calcolato, probabilmente partendo da 100).

2 pensieri riguardo “RHM – Il mistero dello schema elettrico Gottlieb

  1. Interessante, dove lo schema non esiste e viene creato da zero valgono le iniziali del fanatico che lo disegna, io in questo caso per il Jackpot di Playmec e quando avrò finito anche l’Arabic Power di BEM(probabilmente).

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