“Pharaoh” (Williams, 1981)

“Dare you enter the tomb of the mighty Pharaoh?”

(cliccate l’immagine qui sotto, per ascoltare la registrazione del test audio del flipper)

Pharaoh (1981)
“Pharaoh” (Williams, 1981) non era un flipper molto diffuso in Italia, anche perche’ arrivo’ ad estate ormai finita, quindi stagione ormai terminata, e per i nuovi acquisti nelle sale giochi al mare si attendeva perlopiu’ la primavera – inutile acquistare nuovi giochi se le scuole stavano per iniziare, e la sala giochi ormai in procinto di chiudere per l’inverno. A meno che la sala non fosse aperta tutto l’anno… Degno successore del meraviglioso “Black Knight”, uscito pochi mesi prima, “Pharaoh” ne ereditava il piano a due livelli ed i Magna-Save nei canali laterali esterni. Giocavo “Pharaoh” alla sala giochi “Happy Days” di Riccione (ancora oggi aperta nella galleria che unisce Viale Ceccarini a Viale Corridoni); i flipper con sintesi vocale erano comunque ancora una novita’, il tema per un ragazzino era accattivante almeno quanto i dinosauri o i fantasmi, anche se io in pratica ci giocavo solo per sentire lo stacchettino musicale di ben 10 secondi che ogni tanto il flipper eseguiva, roba musicalmente dello stesso spessore di un “Da Da Da” dei Trio (suonata in buona parte con un Casio VL1), oppure “Gioca Jouer” di Cecchetto (per dare una idea di cosa si ascoltasse nei juke-box in quel periodo) ma che, sentita uscire da un flipper, aveva un suo perche’…

Ecco la registrazione del sound test del flipper (cliccate sulla immagine del Faraone), presa direttamente dalla scheda audio; lo stacchettino e’ alla fine 🙂

3 pensieri riguardo ““Pharaoh” (Williams, 1981)

      1. Si, Zoser
        Immagina quante difficoltà a costruire un flipper tanto complesso per una aziendina piccolissima come noi.
        E pensa che tutto nasceva all’interno dei nostri due laboratori, anche i piani gioco e vetro testa li stampavamo nella nostra serigrafia interna attrezzata con macchine automatiche che lavoravano soltanto tre volte l’anno per i dieci giorni Impiegati a stampare 250-300 completi.
        Falegnameria interna per fare cassoni e pantografi copiatori per i piani in legno.
        Impianti verniciatura a vernice a pressione non cabina verniciatura .
        Chi visitava i nostri locali si stupiva vedendo macchine che lavoravano mai viste prima , pensa che anche. il filo elettrico dei cablaggi lo costruivamo da soli E quattro macchine tracciatrici rivestivano il trefolo di rame, BEDINI fili rivestiti in cotone, che avventure preparare tante attrezzature apposite.
        E poi la parte elettronica nostra con schede elettroniche a quattro giocatori.
        Il momento più bello era il periodo della fiera campionaria di milano dove esponevamo i nostri flipper, due apparecchi ultimo modello e due modelli precedenti, identici agli originali americani con il solo Nome cambiato, quante liti con gli importatori dell’originale.
        Anni di fatiche per progredire e ingrandire e poi alla fiera di milano dove esponevamo ecco apparire un mobile strano con monitor b/n che faceva vedere una battaglia con alieni, INVADER , fu veramente l’invasione di questi video gioco che decretarono la fine dei flipper sia americani che delle tre fabbriche italiane.
        Fatiche, notti di studi e soldi buttati al vento.
        Vedendo questo flipper tutto torna alla mente.
        Non ricordo ma credo sia stato l’ultimo flipper costruito per lasciare posto ai videogioco.
        Nulla è eterno e l’avvento dei poker chiuse l’era anche dei videogioco.
        Poi subentrarono i giochi ultimi gestiti dai Monopoli ed ecco il miracolo, tutti i giochi proibiti per cinquanta anni perché ritenuti d’azzardo e dannosi sono stati santificati sotto l’ala dello stato che socio nel bene si prende la parte più consistente degli incassi.
        Ma la magia del flipper resta più sentita di allora e questi apparecchi ormano molte case di chi aprendone uno resta pensieroso incredulo di quanta tecnica ci fosse in quei 50 lire giocati.

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