episodio 8 – Le Carte

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.

Episodio 8 – Le Carte

Il fulcro pulsante della comunità, il vertice d’incontro, la culla della leggenda: il caffè biliardo. Il luogo della birra, delle carte, del biliardo, delle freccette, dei giradischi, del jukebox americano, addirittura dello Scopitone francese, perché quello italiano a Nicola non piaceva, troppo sobrio.

Il caffè biliardo, uno punto caldo sperduto nel mondo, eppur sempre all’avanguardia, sempre “sul pezzo” come amava dire Nicola, che rimediava i suoi gioielli da impensabili conoscenze nel mondo. Un uomo di paese, una mente brillante. Nicola fu il vero artefice della magica linfa che scorreva nella comunità e capite bene che se non ci fosse stato Nicola e il suo “punto caldo”, anche la leggenda sarebbe stata diversa. Beniamino non sarebbe stato Beniamino.

Non c’è Batman senza Batcaverna e maggiordomo…

Il nostro eroe comunque non aveva bisogno di maschera, sicuramente non combatteva il crimine, ma credo che per qualcuno di noi, se davvero il Dolli si fosse impegnato, in qualche modo avrebbe anche saputo volare.

Cimice, il figlio di…. Non vi importa di chi, era uno dei miei compagni, lo diceva sempre, Beniamino sa volare. Io ne sono sicuro, non lo vedete che spunta sempre dal nulla? Non viene sempre con la moto. Arriva dal nulla. Non l’abbiamo mai visto perché è Beniamino, se non si vuol far vedere…

Deliri di fantasia dei bambini. Non c’è da stupirsi, perché sul Dolli, ne abbiamo tante, magari meno impossibili, ma sicuramente non meno fantasiose…

Nicola, l’altro Nicola, quello che tutti chiamavamo Nicola Del Forno, perché aveva un forno ed evidentemente si chiamava Nicola, è il nostro esperto regionale di carte. Nicoladelforno sapeva giocare a tutti i giochi di carte mai esistiti. Carte italiane, francesi. Scopa, scopone, briscola, tressette, senza mai disdegnare poker, bridge, burraco, canasta, ramino…. Non era uno di quegli anziani signori di paese che giocavano sempre a carte. In vero, lo era, ma se immaginaste il prototipo di questa scena, vi allontanereste dalla realtà. Nicoladelforno era sempre elegante, giocava all’interno, non per strada, sempre pulito, più spesso con le carte italiane che quelle francesi, ma prediligeva queste ultime. Aveva più o meno insegnato i giochi di carte a tutti. Aveva compagni, avversari, più o meno validi per ogni tipo di gioco. Nicoladelforno era il mago delle carte. Non era solo una leggenda, le carte erano parte della sua vita.

Un periodo, forse d’inverno, ci fu un ondata di persone che vennero per giocare. Per giocare a carte al caffè. Nicoladelforno e Nicola. Amici, parenti e commilitoni dei due. Era la nuova moda, si giocava a carte la sera fino a tardi, quasi sempre al caffè e talvolta continuavano anche tutta la notte, sino a mattina. Erano sempre lì. Ridevano, fumavano, bevevano, immobili e pur irrequieti. Qualche urlo e forti risa. Fu una malattia che contagiò, non ho mai capito come, un po’ tutti i grandi per circa un mese, fino a che tutto da solo, tornò alla regolare ciclica normalità di provincia.

Beniamino Dolli fece la sua comparsa dopo pochi giorni.

A dire il vero era spesso al caffè le ultime settimane, tutti i gironi. Una gettone, tre palline, il record che saliva, qualche amico che sussultava o incitava, ma…. Lo vedevi che buttava l’occhio di là. Quasi non seguisse il suo gioco, quasi lasciasse alle palline uno sterile divertimento, l’illusione del libero arbitrio. Giusto l’illusione poiché i polsi, il bacino di Beniamino, posati sul quel marchingegno, non fecero mai brutta figura, anche non sostenuti dall’attenzione. Beniamino, un gettone tre palline, lo sguardo buttato sul tavolo o i due tavoli. L’avevamo capito. Noi eravamo lì, sempre quei pomeriggi, sapevamo che il Dolli ultimamente era abitudinario e lo anticipavamo, lo aspettavamo e lui ci regalava quei momenti, ma si vedeva bene da cosa fosse attratto, distratto. Noi lo conoscevamo troppo bene.

Un giorno, circa una settimana dopo questa piccolo teatrino del “arriva il Dolli solo un gettone, piccolo spettacolo e via”, Beniamino entrò; prese la sua Peroni. La prima al bancone confabulando con Nicola, la seconda se la fece portare ad un tavolo, dove si sedette insieme a Nicoladelforno con altri tre signori che non avevo mai visto prima di questi giorni.

Io sconsolato, triste, imbronciato uscii e me ne andai. Il Dolli non mi aveva regalato la sua magia. Gli altri rimasero a guardarlo a giocare a non so cosa con le carte francesi. Io andai prima al campo grande, ma non c’era nulla, poi corsi su, tanto, su fino al fiume, mi bagnai i piedi nell’acqua ghiacciata e di nuovo corsi fino a casa. Dal giorno dopo, uscivo solo per andare a scuola. Ok, magari di nascosto buttavo un occhio al caffè per vedere Beniamino, se fosse ritornato o fosse ancora seduto, senza mai farmi notare dai compagni. Ero offeso.

Quasi tre settimane.

Nicoladelforno ancora a carte vuoi giocare? Lo prendevano in giro alla fine.

Ragazzi la sedia va tenuta da parte. Pare che i Dolli fosse rimasto seduto su quella sedia per tre settimane, andava via solo la notte tardi. Alfredo dice, e lo dice sempre, quando si parla di carte, che Beniamino non si alzò MAI, per tre settimane. Neanche per pisciare! Non se ne poteva più.

Aveva gli occhi del diavolo quando giocava, non il sorriso che mostrava sul flipper. Ragazzi Beniamino era un asso anche a carte. Nicoladelforno, basta non ti far più vedere, lo prendevano in giro. Una vita spesa sulle carte e poi arriva Lui. L’asso piglia tutto.

Dicono che si sia comprato la nuova moto con i soldi vinti in quelle tre settimane.

Dicono che vide un colore di cuori per tre volte di fila. Solo un bel po’ dopo capii cosa volesse dire. Dicono che vinceva anche senza guardare le carte. Che Nicoladelforno si sia ipotecato il forno, ma poi il Dolli, che era un signore, gli aveva restituito la vincita. Dicono che non toccò mai più una birra da quando si sedette a quando si alzò. Dicono che qualche mano la vinse giocando a carte scoperte. Altre diceva i punti prima, prima divedere le carte, già li sapeva. Dicono che iniziò a fumare e anche che smise.

Era vestito come sempre quando giocava. Invece no, quando giocava portava il berretto da caccia. Macché il Dolli a carte è sempre con la canottiera, anche se fa freddo.

Beniamino Dolli non perse mai una mano, raccontano. Eppure tutti continuavano a giocare.Vinse talmente tanto, racconta Cimice, a cui lo disse la mamma, a cui lo disse Marta che era amica della mamma di Cimice, che poteva andare a comprarsi un suo caffè biliardo.

Perché una volta venne il campione del mondo di poker e si sedette al tavolino e il Dolli lo fissava e rideva, lo fissava e rideva con gli occhi del diavolo e con quella sua camicia a quadri. Dissero, venne il campione del mondo, perché aveva sentito del Dolli, venne al caffè Biliardo, chiese dov’è questo ragazzo di cui si parla tanto, trovò la sua sedia, lo guardò negli occhi e disse, ti va di fare un gioco? Beniamino sorrise e rispose semplicemente: Si.

Giocarono solo una notte. Poi il campione dovette scappare, la famiglia…. Tutti sanno che è una scusa perché raccontano che il campione non vinse una mano. Nemmeno lui.

Praticamente Beniamino vinse tutto. Contro tutti. Tre settimane e più seduto su una sedia senza bere, senza mangiare e senza perdere una sola mano. C’è chi giura di avere ritagli di giornale di quel periodo. Di quelle tre settimane. Antonio tiene ancora appesa una piccola foto accanto alla bottigliera, dove c’è un tavolo con delle carte e quattro persone, si vede anche il Dolli, il suo corpo, la sua “seduta”: Il viso no, perché era spostato indietro, con la sedia, in bilico sulle zampe posteriori e la testa è quindi tagliata. Niente viso, niente prova. Sempre leggenda. Quel periodo però ci fu davvero, come fu vissuto è leggenda.

Ad un certo punto semplicemente Beniamino si stancò. Sparì, come al solito. Raccontano che durò altri due giorni il via vai, le persone dai volti nuovi. Le urla notturne e tutto il resto.

Tre settimane di Beniamino Dolli, tre settimane per raccogliere altri racconti, aneddoti. Impensabili. Beniamino era talmente forte che faceva scala reale una mano si e una no. Beniamino barava, lo so perché in qualche modo quando mischiava le carte le sapeva mettere a suo modo. Beniamino ipnotizzava gli avversari con gli occhi, come fece con il campione del mondo, con Nicoladelforno e tutti gli altri. Raccontano… li ipnotizzava. Raccontano tutto, il vero, il falso, non importa, importa solo il mito, la leggenda di Beniamino Dolli.

Si stancò, raccontano e tutto fin poco dopo.

Un altro vortice, altre leggende.

Tornò Beniamino una settimana dopo. Moto nuova. Donna nuova.

Una Peroni. Un gettone. Tre palline e il mondo ai suoi piedi.

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