episodio 4 – Giulietta

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.

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Episodio 4 – Giulietta

Giulietta, nome omen, era bellissima.

Era bellissimo tutto di lei. E’ stata la più ambita, la più ricercata, la più desiderata. Fuori dagli schemi delle ragazze dell’epoca, un bellezza più “avanti”, che oggi considereremmo più “moderna”. Da ogni donna era considerata una ragazzaccia. Sarebbe stata…

Per noi esisteva in quanto donna di Beniamino, troppo vicina a Beniamino per far si che la propria luce avesse potuto abbagliare, eppure, ogni tanto era l’unico essere umano che avendo davvero a che fare con Beniamino riusciva ad essere considerato essere umano a sé stante.

Solo una donnaccia frequenta un uomo con due famiglie. Perché lo sapevano tutti, Beniamino Dolli aveva due famiglie. Il pensiero del popolino…

La si vedeva poco in giro da sola, normale per le ragazze dell’epoca, ma lei era diversa e se fossimo stati un po’ più a sud di questo stivale, la vita per lei sarebbe stata davvero dura, non che non sia stata, purtoppo, davvero amara.

Giulietta era bellissima, come vi dicevo. Elegante nei movimenti e completamente devota al mito. Era il suo mito. Lei, a differenza di come vedeva il mondo il Dolli, viveva soltanto per lui, esisteva soltanto Lui.

Fumava e già questo era strano perché fumava liberamente e senza vergogna. Una donnaccia che però tutti, con incerto nascosto imbarazzo, vedevano regina. Perché regina era davvero e non donnaccia. Dovete però capire i tempi, i luoghi. Sarebbe potuta esser indipendente in un tempo in cui in Italia una donna indipendente era come un supereroe costretto ad affrontare la vita come nemico oltre i soliti ignoti.

Quanto era bella Giulietta! Antonio lo ripete continuamente, dopo aggiunge un lungo sorriso e uno sguardo a terra per quello che potrebbe essere un secondo o poco più. Per noi piccoli era un sogno, la donna più bella non poteva che essere la donna di Beniamino Dolli. Il leone era entrato e si era scelto la femmina più bella del branco e nessuno poteva replicare, un po’ come i lontani re che sceglievano la propria regina tra il popolo. C’è chi era convinto che Giulietta avrebbe domato la leggenda, avrebbe messo su una famiglia, un’unica e sola famiglia. La famiglia Dolli. Qualcuno ci credeva. Antonio e Nicola ridevano, o meglio sogghignavano, quando li vedevano uscire insieme. Povera ragazza! Dicevano sogghignando. Eh sì, povera ragazza… Non per colpa del Dolli purtroppo.

Per un breve periodo Giulietta lavorò alla drogheria di Antonio. Quel periodo in cui la gestiva Nicola. Avevano fatto a cambio per un po’. Vai a capire il perché. Per non annoiarsi dicevano entrambi. Magari era vero. Cugini. Sta di fatto che Giulietta ha lavorato lì quattro mesi. Solo i quattro mesi in cui c’era Nicola. Di punto in bianco, Nicola tornò al Caffè Biliardo, Antonio alla drogheria che si chiamava semplicemente DROGHERIA ANTONIO E MARINA. Marina non l’ho mai conosciuta, dicevano fosse stata la moglie di Antonio. Antonio era vedovo.

Sta di fatto che quel giorno che Giulietta non lasciò semplicemente la drogheria, sparì. Sparì per tre mesi buoni e in quei tre mesi non vedemmo mai. Nemmeno Beniamino si vedeva più, mai nemmeno una partita flipper, giusto qualche sortita del Santo e pochi altri. Beniamino è andato in giro al sud, dicevano, a lavorare. A lavorare al sud? Giulietta è rimasta in cinta di un signore ed è scappata con lui. Dicevano. Giulietta e Beniamino sono scappati insieme di notte e nessuno sa dove siano andati, né quando o se torneranno. Tornarono. Separatamente, a distanza di un giorno, tre mesi dopo la scomparsa. Nessuno chiese niente, loro non dissero niente, continuarono, semplicemente la vita di sempre. Nessuno, d’altronde, fa domande ai Reali, per paura che venga loro tagliata la testa.

Il Santo diceva che era scappato “quel coniglio del Dolli”, vai a capire perché.

Tornò, Giulietta, bellissima com’era partita. Quei tre mesi furono un mistero molto chiacchierato nella piccola comunità, qui ci si accontenta di poco. Un mistero su cui nessuno mai ha potuto o voluto far chiarezza. Sapete che la vita di Beniamino era di interesse comune, pubblico, e un po’ lo era di riflesso anche quella di Giulietta. Un po’ lo era quella di tutti, come in ogni paese che si rispetti.

Nicola sapeva benissimo dove fossero stati e cosa fosse successo quei tre mesi, ma… Il Dolli mi ha fatto giurare di non dirlo mai a nessuno. Non sia mai che qualcuno sia uno spergiuro, dinnanzi al mito poi. Antonio gli urlava dietro: Non sai nulla!, gli urlava. Sei vecchio e cantastorie. Era davvero vecchio e un po’ cantastorie. Nicola, però, come Antonio, l’ha sempre saputa lunga.

D’altro canto, dopo tanto riflettere avevamo fornito a noi stessi alcune teorie.

Per Michele, il più piccolo di noi, Beniamino era scappato perché aveva il padre di Giulietta alla calcagna per “il misfatto”. Il misfatto era per noi il fatto che l’avesse messa incinta. Per Giovannone semplicemente, e come dargli torto, era andato insegnare Flipper a quelli lassù a Milano. Teoria molto accreditata dal gruppo di ragazzini. Io la vedevo diversamente, ma ero l’unico a pensare che le cose fossero andate così: Ero davvero convinto che Beniamino Dolli avesse ucciso qualcuno. Qualcuno di importante, qualcuno che noi non conoscevamo, ma conoscevano i nostri padri. L’aveva ucciso perché faceva delle avances a Giulietta. Dopodiché la mia teoria si è arricchita, o meglio è cambiata, e l’uomo in questione era il padre di Marta, stufo di veder la figlia come un ripiego quando lui litigava con la Giulietta. Una teoria questa che subì un grave colpo quando vidi il padre di Marta in drogheria, comprava le conserve della vecchia strega. La chiamavamo così. La vecchia strega, non sapevamo chi fosse, solo vendeva le conserve che lei stessa preparava, alla drogheria.

La mia teoria già poco apprezzata venne presa a sassate insieme al sottoscritto. Le sassate erano letterali, fortunatamente, ci tiravamo i piccoli sassolini che formavano la ghiaia bordo strada. Da quel giorno smisi di proporre teorie alternative per i numerosi misteri del luogo. Iniziai a sostenere con audacia la teoria di Giovannone. La nostra leggenda diffondeva il culto del flipper. Ancora non sapevamo quanto raro fosse in quegli anni un flipper. Era lì, lo vedevamo tutti i giorni, quindi doveva essere ovunque. Il flipper e la leggenda che diffondeva il suo verbo.

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