La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Episodio 3 –America
Era il 1956 quando il mondo intero, più o meno, conobbe Elvis Aaron Presley.
Guarda il caso. Due album, marzo e ottobre. La presenza di Elvis, il suo essere, non solo la sua voce e musica, influenzarono gli Stati Uniti in maniera impressionante, le sue canzoni e la sua leggenda hanno influenzato generazioni per più di vent’anni. Non è morto poi da molto.
Le chiamiamo coincidenze? Coetanei, anno più anno meno. Il Dolli, magari quei tre o quattro anni in più, a tirarla. Fine misteriosa? Entrambi. Resto convinto che di entrambi si sappia qualcosa in più, ma non lo si voglia divulgare. E’ importante che le leggende restino intatte.
Perché tirare fuori il paragone con il Re ora? Non per far capire, ulteriormente, l’importanza della nostra leggenda, cosa che vi dovrebbe esser chiara. Coincidenze. Semplici coincidenze, perché c’è chi crede che le coincidenze siano soltanto coincidenze. Eventi casuali, buttati lì dal fato, dal destino… Poi ascolti dalle stesse persone dire che è tutto già scritto. Questa sarebbe la prova che non sono “solo” coincidenze. Discorsi filosofico-esistenziali, piuttosto inutili ora.
Mi è venuto in mente Elvis perché stamattina (ho deciso che mi fermerò più di una settimana almeno), il giornale ci ha ricordato che tra un po’ sarà l’anniversario della sua morte. Pochi anni, ancora troppo pochi evidentemente, perché c’è gente che ancora lo cerca.
Entrando al caffè biliardo passavano Love me tender, perché piaceva tanto a Nicola, dice Antonio. Diceva che le sue canzoni gli ricordavano i bei tempi. Chissà quali bei tempi.
Antonio, va detto, è la maggior fonte di informazioni in materia Beniamino Dolli.
Vi devo riferire ciò che anch’io ho appreso solo oggi: Beniamino è stato in America. Purtroppo non posso riportare l’enfasi che prova Antonio nel raccontare, il tono orgoglioso, quasi fosse suo figlio emigrato che ha trovato fortuna a Nuova York. “Nuova York”, eeeh sì non lo sentivo da tanto…
E’ stato via un anno, no, solo sei mesi, quelli estivi. Le ragazze lì sono bellissime diceva, tutte come la povera giulietta. Gli italiani lì sono tanti e si conoscono tutti, ma lui comunque ha imparato l’inglese in pochi giorni. Il Beniamino sì che era uno sveglio, mio figlio nemmeno il francese a scuola ha imparato. Si è fatto subito un sacco di amicizie e l’hanno ospitato e non aveva nemmeno bisogno di lavorare! Faceva i soldi con il flipper! Si metteva lì, al caffè, e sfidava tutti. Li batteva tutti. Tutti i giorni. Diceva che lì ha fatto un record… La partita perfetta.
Ha conosciuto gente importante e poi quante macchine ci sooonoooo! Grandi piccole, bellissime. Palazzi altissimi, che poi ho visto con la televisione, i grattacieli. Passeggiava sempre sul ponte di bruglim, quello famosissimo, una volta ha visto una persona che si buttava giù, nel fiume. Ha fatto l’amore con una donna nera! Ve lo immaginate! Una settimana per andare e una per tornare. Col piroscafo. Eeeeh il Dolli si che era un uomo di mondo, glie l’ha fatta vedere lui agli americani.
Qui dovreste vedere Antonio, in estasi, in quel “glie l’ha fatta vedere….”, chiude, sfuma, sorride e con la mano destra fa il tipico gesto del “mammamia”.
E’ dovuto scappar via! Lo sapete il Dolli com’era fatto. Lo sapete sempre a fare il filo alle donne degli altri. Lì non son come noi, ha dovuto levar le gambe. Mi ha anche portato la foto della sua ragazza americana, ma l’ho persa tanti anni fa, quando è bruciata la drogheria…
Arrivavano domande, alla fine della rivelazione di Antonio, da parte di tutti. Antonio rispondeva come fosse nulla, come fosse roba sua, senza esitare, sapeva tutto, ogni donna, ogni posto, ogni luogo, ogni nome. Mancavano solo, sempre, le date e le foto. Sempre, ogni volta era lì lì per darti una cosa, una prova concreta, perché io la volevo un sola volta, una prova, perché ho solo il ricordo di quel giorno: 999.897