20 – Il Triste Epilogo Regale

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.

Episodio 20 – Il Triste Epilogo Regale

Cinque minuti.
Sarebbero bastati appena cinque minuti del vostro tempo, ci scommetto i marroni, per far cadere il vostro cuore tra le disgraziate mani di Giulietta. Donnaccia e regina.
Dopo la fuga di Marta celata dal velo di Orfeo ma svelata dalle urla della leggenda, Beniamino non si vide più in giro con Giulietta. A dire il vero quell’ultimo periodo non si vide con nessuna donna. Nuova o vecchia che sia. Credo abbia comunque avuto le sua amanti, le sue tresche, cose non pubbliche. La ribalta era chiusa, almeno per ora e le storie, fiacche, conquistavano pochi fedeli. Fu un periodo alquanto amorfo. Vuoto.
Nell’ultimo anno prima della scomparsa, anche se ancora solo ufficiosamente leggendario, il nostro Beniamino aveva riempito completamente le anime di tutto il paese.
Come fosse un vaso pieno ormai, stava per traboccare, nessuno poteva rendersi conto di tutto ciò; perché se anche ora a voi Beniamino sembra una arteria portante della nostra piccola società in vero era un pianeta a sé stante, che influenzava direttamente l’intera galassia nostra, ma che viveva per conto suo, non inserito, non occupato, non facente parte del nostro piccolo pianeta. E’ il tempo che poi ha inciso nella roccia, con il senso dello spettacolo che esso possiede, la leggenda come figura linfa delle nostre vite.
Giulietta, come avete avuto modo di scoprire, era nota per essere accompagnata da Beniamino Dolli ancor più che per la sua leggendaria bellezza.
Odiata da ogni donna desiderata e segretamente sognata da ogni anima maschile.
Accantonata dal suo amore Giulietta la bellissima iniziò a frequentare giornalmente il Caffè Biliardo, che iniziò ad esser sempre più frequentato. Nicola in quel periodo fece ottimi affari, finiva quotidianamente fusti di birra e riserve di bottiglie.
Giovani che giocavano a flipper facendo la fila, i due biliardi sempre occupati. Tressette, briscole e scopette fino a notte.
Quell’inaspettata assenza sembrava aver lasciato posto ad un nuova vita in paese.
Beniamino passava, di tanto in tanto, solo per la sua birra, guardava il suo flipper occupato e usciva senza proferir verbo. Non degnava Giulietta di una sguardo, mai.
Lei che in superficie non faceva altro che far comunella con ragazzi più giovani, ma nel profondo le si leggeva chiaro in faccia, le si leggeva nella luce dei suoi occhi che non stava bene, che non era più la stessa cosa senza Beniamino.
Preferiva dividerlo con il mondo potendolo avere qualche ora per sé che esserne privata in una maniera che lei vedeva crudele.
La ragazza prese a frequentare ragazzi di paesi vicini, la vedevamo in macchine lussuose, in sella a motociclette, sempre con uomini differenti, ragazzi poco più che maggiorenni.
Segnò la sua incolpevole e triste fine.
Un pomeriggio, e di questo ne sono a conoscenza per la narrazione puntigliosa che ne fece Nicola, era già visibilmente ebbra la Giulietta, con l’orologio che segnava le diciassette, fu raggiunta da un cospicuo gruppo di ragazzi mai visti prima. Suoi amici evidentemente, almeno li considerava tali poiché appena entrata li festeggiò con amorevoli abbracci e baci sulle guance. Saranno stati un manipoli di cinque o sei facce pulite, ma con sguardi poco affidabili. I più erano ubriachi ben oltre lo stato della bellissima.
Lei andò via borbottando qualcosa a Nicola, qualcosa che riguardava il conto che non pagò.
Non si seppe più nulla per una decina di giorni.
Lì per lì non si fece molto caso a questo, la sua assenza era cosa che passava senza clamore.
Fu il piccolo Mattia che amava andare a pisciare giù al ponticello che diede la notizia.
Triste, macabra, sconcertante.
Gli efferati crimini non erano cosa delle nostre parti.
Giulietta venne trovata distesa, esanime sul letto del fiume parzialmente coperta dalle fronde di un albero e incastrata in alcune piccole rocce.
Il piccolo Michele sconvolto corse a casa dai genitori che per prima cosa invece di chiamare la polizia o correre sul posto andarono da Nicola.
Nicola crollò letteralmente a terrà. Conosceva Giulietta e il suo cuore non poteva reggere una simile notizia.
Quando si riprese la gente attendeva le sue parole per il da farsi e anche lui, invece di avvertire la polizia come prima cosa contattò il Dolli.
Raccontò che la leggenda si precipitò al fiume in moto con dietro il vecchio Nicola. Raccontò di strazianti urla e di una scena che non riesce a riportare come lucida nella memoria.
La bellissima aveva il volto sfigurato e diverse ferite sul corpo. Fu trovata mezza nuda, rigonfia, livida. Probabilmente senza vita da giorni.
Fu allora che Nicola tornò al caffè e chiamò la polizia, un paio d’ore dopo che il corpo fu scoperto dal piccolo Mattia.
Nessun racconto fantasioso, nessuna leggenda nata, solo una marea di domande brulicavano poste a nessuno, perché nessuno aveva risposte.
Giulietta era morta.
Giulietta era morta e come se la morte stessa di una bellissima giovane ragazza non basasse di per sé, era morta nella maniera più deplorevole: violentata, stuprata, lacerata fin dentro l’anima.
Giorni cupi e tristi segnarono le nostre vite. Mai si era vista una cosa così drammatica nel piccolo paese do provincia.
La vicenda, come pochi di voi possono aver letto sui giornali del tempo, scatenò una sensata caccia al branco in tutta la zona e la testimonianza del vecchio Nicola fu preziosa per il riconoscimento di tutti i singoli ragazzi che parteciparono al “massacro”, perché di massacro si trattò.
Venne fuori nella settimana successiva che i partecipanti al delitto furono quattro. Tre maggiorenni e un minorenne, tutti di buona famiglia.
Beniamino tentò di anticipare la giustizia, ma riuscì a precederla solo di un giorno dove massacrò uno dei ragazzi, uno che lui stesso conosceva. Il ragazzo finì in ospedale per venti giorni con mandibola frantumata e entrambe le gambe spezzate.
Complice la notte e l’alcool i ragazzi ebbero l’idea di abusare della meravigliosa regina che giocava imprudentemente, ma mai si concedeva. Sembra che Giulietta si sia difesa prodigiosamente, ma questo decretò la sua definitiva precoce fine.
Senza alcun dubbio fu la pagina più triste della vita della comunità.
Gli animali vennero condannati all’unisono a venticinque anni di carcere. Uno di loro si suicidò dopo pochi mesi, un altro venne fatto fuori in carcere.
Il mese seguente il paese venne invaso da piccoli giornalisti senza scrupoli che non facevano altro se non infastidire noi locali. Beniamino fu denunciato per aggressione nei confronti di uno di loro, ma se la cavò senza troppi problemi.
Oggi, nominando Giulietta si ottengono ancora visi lunghi e cupi, è una ferita che non si potrà mai rimarginare.
Uccisa da un branco senza anima, a causa d’un mal d’amore che non poteva nascondere.
Beniamino Dolli e le donne.
Beniamino Dolli e l’immenso dolore.

Lascia un commento