La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
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Episodio 9 – Marta
Voi non direste.
Non direste mai nulla di bello nei confronti di Marta. Non lo fa mai nessuno. Rimane antipatica in quanto stronza. Era stronza però solo perché era arrabbiata.
Marta era arrabbiata.
Lo diceva sempre Nicola. Quella ragazza è arrabbiata col mondo. Così diceva ogni volta che passava per il bar da sola oppure, ogni tanto, col Dolli.
Tutti sapevano che Marta era innamorata di Beniamino. Lo sapeva anche Giulietta.
Marta, un po’, era arrabbiata proprio per la grandezza di Giulietta.
Marta era arrabbiata perché ha dovuto crescere il fratellino più o meno da sola; Marta era arrabbiata perché Beniamino andava con lei solo di notte. Mai di giorno, non vedevi mai il Dolli con la Marta di giorno. Mai. Non che si nascondessero, nemmeno pensabile l’ipotesi di Beniamino Dolli che si nasconde da qualcuno. Solo che Marta era un fiore della notte secondo lui. Lo disse un sacco di volte a Nicola. E’ un fiore della notte, di giorno è troppa rabbia.
Capito? Beniamino Dolli era attratto da Marta perché di giorno non poteva averla. Lei era arrabbiata, tra le altre cose, perché Lui non voleva mai vederla con il sole. Lui semplicemente sapeva di non poterla avere davvero di giorno, perché era arrabbiata con il mondo, con la vita. Di giorno non sarebbe mai stata davvero sua.
Di notte si placava. La sua malinconia, fu questo il quid che stregò il Dolli, con la notte veniva fuori e le illuminava il viso. Beniamino con Marta era un po’ diverso, aveva uno sguardo diverso. In sua presenza era un uomo differente.
Beniamino con Marta non giocava a flipper e il caffè biliardo è sempre aperto fino a tardi.
E’ vero, le amava tutte. Giulietta su tutte. Le sue famiglie non so, anche se tutti sapevano che Beniamino Dolli aveva due famiglie.
Le amava tutte; un giorno l’altro avrebbe preso in sposa Giulietta; amava Marta, ma era tutta un’altra storia. Marta sarebbe potuta essere le vera passione. Non lo sapremo mai.
Marta era un donna bella, non bellissima. Una ragazza con il viso maturo. Con lo sguardo importante. Uno sguardo importante da affrontare.
Era una donna adulta benché ragazza e come tutte, come tutti, era affascinata e attratta dalla leggenda. Non credo si accorgesse che Beniamino con lei non era il Dolli, ma solo un ragazzo, affascinante, un po’ invincibile. Non era La leggenda, solo Beniamino.
Chissà, la leggenda è forse una maschera che pesa, una maschera che fu pesante, sta di fatto che Marta aveva il potere di renderlo mortale.
Soffermiamoci: Marta rendeva mortale il mito.
Marta era quella ribellione che ne incontra un’altra. Marta era una donna invincibile per conto suo. Marta faceva l’amore con il fuoco dentro, diceva il Dolli. Lo disse molto discretamente a Nicola, il quale molto discretamente lo raccontò ad Antonio che anni dopo lo raccontò a noi. A me.
La rabbia, la ribellione: Marta era un probabile demonio per il Dolli, un demonio da affrontare un po’ alla volta e solo di sera. Solo di notte. I demoni si affrontano di notte e il demone di Beniamino aveva un nome e un volto e quel nome e quel volto per la leggenda erano insostenibili, non poteva starle lontano troppo a lungo, né vicino per più di una notte.
Marta non era seconda a Giulietta. Forse agli occhi della gente sì, forse anche per la superficie del cuore di Beniamino sì, ma non nel suo profondo, glielo leggevi in faccia quando erano insieme.
Se avessi dovuto scommettere una lira l’avrei scommessa su Marta.
Giulietta era Giulietta. La più bella, la più giusta, la luce di Beniamino Dolli.
Marta era la parte più oscura. Una era per il Dio, una per l’uomo.
L’uomo conosce la sofferenza di gran lunga più di Dio, concedetemi di pensare così.