episodio 2 – il Santo

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.

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Episodio 2 – il Santo

Che dire… Il Santo, il contraltare del Dolli. Veniva chiamato il Santo come fosse un soprannome, poi per volere del caso e della madre di origine meridionale effettivamente era Santo Senzaddio. Diceva di chiamarsi Alessandro. Era comunque il Santo per tutti e, sia per lui che per la piccola comunità era l’antagonista di Beniamino Dolli. Beniamino, invece, che lo chiamava solo Senzaddio, era uno di noi, uno dei tanti, piccoli, grandi vecchi… solo uno degli altri.
Ottobre del ‘55. La prima volta che vidi il Santo. Faceva un freddo boia e lui arrivò in moto, con un semplice giubottino in pelle. Una di quelle cose che mi colpi molto quando ero bambino. Vai a capire il perché.
Per il mito esistevano due tipi di persone, gli altri e le belle donne. Non esistevano gli “antagonisti”, non avversari, veri amici, acerrimi nemici. Nulla. Un, due tre. Io, gli altri e le belle donne, questo pensava.
Probabilmente a noi serviva per dare ancora più vigore alla leggenda, avere un “nemico”, uno che potesse quasi stare alla pari, ma senza riuscire mai a togliere nulla; poi che leggenda sarebbe senza uno che si chiama il Santo. Prima o poi ci sarà anche un maggiordomo, qualcuno avrà una leggenda sul Dolli legata ad un maggiordomo, anche se è difficile immaginare un maggiordomo, assassino, in Emilia, negli anni ’50.
Nessuno tifava per il Santo, tranne il capo del partito, che si faceva vedere spesso al caffè biliardo e se passava il Santo, gli offriva sempre una Peroni, che era la birra di Beniamino. L’acqua arrugginisce. Talvolta un po’ di Lambro. Il caffè è troppo amaro, i succhi sono per i bimbi e il tè per i malati. Solo Peroni e un po’ di Lambrusco, Tutto il giorno, tutti i giorni. E il capo la offriva al Santo. E se passava il Dolli, il capo si girava, borbottava e beveva solo. E se Beniamino iniziava con la sua magia, il flipper, il capo usciva. E se passava il Santo, quando Dolli era lì (io non l’ho mai visto, ma potete immaginare la miriade di racconti che ci sono a riguardo), qualcuno tirava fuori sempre una frase epica detta dal Dolli. Manco avesse un libro di aforismi a portata di mano. Da quel che so, da quel che raccontano, Beniamino Dolli, non era poi nemmeno così loquace, un po’ spaccone certo, con l’importanza che riceveva dagli altri, ma tutto qui. Lui veniva, birra, partita, strette di mano e andava dalla Giulietta o dalla Marta. Aveva due famiglie Beniamino Dolli. Questa era una cosa certa.
Il Santo era un bravo ragazzo, ma subiva la pressione dell’antagonista che gli era stata “donata” dalla comunità, ma ci stava, perché comunque in questo modo poteva essere qualcuno, all’ombra della leggenda. Non credo l’abbia mai ammesso, ma sotto sotto, il Dolli era un mito, una leggenda, anche per il Santo. Soprattutto per Santo Senzaddio.
Arrivava, benestante, bella macchina e sempre, sempre, una bella ragazza diversa al fianco, sempre diverse, chissà che fine facevano verrebbe da chiedersi, visto che tra paese e paeselli vicini, non è che ci sia stata una gran gioventù a quanto ricordo. Non era poi così bello, era il figlio del capo e lo sapevano tutti. Arrivava, il Santo e subito: “C’è il Dolli che oggi sono in forma?” Chiaro che se Beniamino ci fosse stato non avrebbe mai detto quelle parole, perché quando c’era la leggenda e lui entrava, così raccontano, il Santo stava poco, aveva da fare, aveva una appuntamento con altre donne, doveva far vedere la macchina, cambiare le gomme, lo chiamava il padre e così via. Secondo me aveva il poster di Beniamino appeso in camera.
Il problema è che comunque, anche prima del record, Beniamino piaceva a tutti, i più piccoli cercavano di imitarlo nei modi di fare, il Santo era simpatico, ma non piaceva. Alessandro Senzaddio, Santo Senzaddio, il Santo, ma a sua insaputa anche prete, bamboccio, secondo o una volta… il cattivo. Insomma, ‘sto povero ragazzo è servito, serviva solo a noi per esaltare ancor di più la nostra leggenda locale, nel corso degli anni. Per tutta la vita.
Il flipper già era una religione, Beniamino Dolli già amato e popolare, il Santo già un ragazzo che spesso faceva il passo più lungo della gamba cercando per colmare quella distanza che era… Incolmabile agli occhi di tutti. Nessuno poteva essere come Beniamino, diciamola tutta.
Quanto per noi è stato bello, facile e importante che Lui abbia fatto il record forse ora potete iniziare a immaginarlo. Come se fosse stato sempre ovvio. Lui ha fatto il record, e anche se è un record matematicamente battibile, per noi è sempre stato ovvio che più di 999.897 non si potesse fare. Il Santo, che vi giuro era bravo, non ha mai superato i 780.000. Per arrivare a 700.000 ci vuole parecchio tempo e tanti di qui dling, pong, bang, musichette, e rumorini da diventar scemi in pochi minuti. Per loro era musica. BD 999.897 e io credo che il Santo se ne sia fatta ben presto una ragione e semplicemente viveva e sfruttava la popolarità del suo personaggio. O magari soffriva in silenzio.
Il Santo era un gran dritto e questo non lo ha mai saputo nessuno.
Sia chiaro ci sono storie anche sul Santo, solo sempre legate al mito.
Una volta se le son date di santa ragione, giura Antonio, il cugino del caro Nicola, proprietario storico del caffè Biliardo. Se le son date di santa ragione, perché il Santo era più alto e piazzato del Dolli, però mi sembra superfluo dire che Beniamino Dolli finita la scazzottata si sia preso un Peroni e sia andato dalla Giulietta come se nulla fosse. Il Santo, invece, un quarto d’ora a dormire per terra, con due occhi neri e un labbro gonfio. Vai a sapere il motivo.
Nicola dice spesso che Beniamino Dolli e il Santo non se le sono mai date e che prima, quando non lo sapeva nessuno erano grandi amici. Lui e il Santo. Lo ying e lo yang di campagna.

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