La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.
Episodio 16 – Antonio Il Magnifico
Un sole forte. Un caldo secco.
Antonio esce dal bagno e guardando fuori ricorda Beniamino, lo ricorda ad alta voce.
Una volta entrò e come sempre avvicinandosi al bancone chiese carta e penna ancor prima di gettone e Peroni.
Lo vidi disegnare delle linee sul foglio o meglio cerchi. Racconta continuando a fissare il cielo poeticamente terso. Oggi sembra dipinto. Il cielo appare davvero come dipinto.
Seduto Beniamino mi guarda, narra Antonio, e punta il dito sul foglio facendolo scorrere sulla linea disegnata.
Un foglio di carta bianca. Liscio, lo senti con la punta del dito scivolando sulla carta. Senti che poi non è così liscio, commentava il Dolli con toni profondi.
Guarda, è un foglio qualunque. Un qualunque foglio bianco.
L’ indice segue, scorrendo la linea che ancor prima del dito è sul foglio.
Antonio ha un aria triste e miseramente sconsolata nel ricordare oggi, vai a capire perché.
Scorreva e seguiva la linea nera, mille giri, credo fosse una spirale. Prosegue per poi concedersi ai pochi passi che staccano il suo sguardo dal cielo e lo portano dietro al bancone a fissare noi. Fissava me.
Beniamino, proseguì solenne, scorreva il dito sulla spirale ripetendo quasi impercettibilmente il suo motto della giornata.
Gira gira sei sempre qui.
Gira gira sei sempre qui.
Il foglio è il mondo e la linea la tua vita.
Poni il dito sul foglio Antonio e segui la linea senza rimedio.
E’ la storia della formica operaia, con la differenza che noi possiamo scorrere il dito lungo il foglio, non dobbiamo semplicemente seguire la linea. Potremmo scegliere di disegnare infinite linea immaginarie con il nostro indice. Ci limitiamo, invece, semplicemente a seguire Antonio.
Perché nonostante sia intento a condire al meglio il mio foglio non stacco mai il dito dalla linea? Perché siamo sempre allo stesso punto zio? Perché?
Silenzio.
Antonio. Antonio è cupo come non lo vedo da tempo, quelle parole non le ha mai capite. Glie lo si legge chiaramente tra le rughe. Non so se è triste perché ancora non le comprende o perché si rende conto che celano altro. Vorrebbe capire, orgoglioso, troppo, per ammetterlo.
Si ferma, stappa una sua birra, quella che sarebbe stata di Beniamino.
Prende un gettone e va lui verso il flipper. Il monumento del paese.
Sappiamo bene che il flipper di Beniamino Dolli, perché in fin dei conti è il suo, è sacro.
Non ci giochiamo, generalmente si passa vicino e si accarezza il cristallo con la mano, scorrendo i polpastrelli sul vetro perfetto all’esterno e visibilmente compromesso nella sua parte interna.
Noi non giochiamo al flipper.
Generalmente così fanno i passanti. Evitano. E’ un modello vecchio, lo considerano noioso.
Qualche ragazzino, figli di gente di passaggio, magari gioca.
Qualche ragazzo annoiato venuto a trovare i nonni prima di partire per le vacanze estive, perde lì un po’ del suo tempo.
Una volta un signore anziano, che non disse nulla. Entrò, ordino un bicchiere di Chardonnay, che non c’è mai stato e prese un Lambrusco. Si girò verso il flipper e gli si illuminarono gli occhi, non disse nulla chiese solo un gettone, lambrusco giù alla goccia e si perse con il suo gettone e le sue tre palline in un mondo che non potrà mai conoscere. Si perse nel suo mondo mescolandolo col nostro.
Si perse per un buon lasso di tempo che per lui, immagino, sia stato magnifico e interminabile.
Era bravo, le palline rimanevano a danzare con piacere con lui, arrivò persino a superare 500.000 punti. Credetemi, sono davvero tanti.
Finita la partita guardò commosso il flipper. Lucidò con il polsino della giacca un alone, una macchia, insomma qualcosa che aveva visto. Sorrise abbassando la testa, si voltò e uscì per sempre.
Dai suoi occhi si vedeva che non avrebbe dormito quella notte ripensando a qualcosa che il flipper gli aveva portato alla mente. Un’immersione nel passato. Forse bellissima, forse terribile. Giochi del destino, avrei voluto essere nella sua testa. Leggere i suoi ricordi. 525.000 Bravo nonno.
Il flipper sempre funzionante, non passava stagione senza che chiamassero il tecnico per la “serratura” e l’”ingrassatura”, questo prima Nicola poi Antonio, dal primo giorno in cui ciò che ora è cimelio entrò nelle nostre vite.
Dicevo, il flipper. Fece un suono come di sussulto e come un pavone mostra la sua variopinta coda, quando Antonio si avvicinò silenzioso, mostrò le sue luci lampeggianti strappando al prossimo giocatore un vecchio e dimenticato sorriso.
Noi sapevamo bene che quel flipper aveva un anima. Riconosceva gli amici e il suo Signore.
Era ormai un flipper triste e i passi e lo sguardo del vecchio gestore lo rincuorarono.
Lo risvegliarono.
Più che una partita fu una piccola mostra di tecnica, una grande indimenticabile esibizione.
Ragazzi Antonio ci sapeva fare come pochi. Vi giuro, questa non la sapeva nessuno.
Nessun colpo di bacino, sia per l’età sia perché di fronte a noi, e noi siamo i testimoni di Beniamino Dolli, era come mettersi a fare il cretino con il pallone dinnanzi ad Edison Arantes do Nascimento. Altrimenti noto come Pelè.
Pelè, altro soprannome del Dolli quel breve periodo nel quale decise di giocare con la selezione di calcio del paese. Pelè, mezza stagione, attaccante. Otto partite ventiquattro reti, ma questa è un’altra storia.
Detto questo Antonio si congedò con la bellezza di 813.000.
Noi eravamo semplicemente esterrefatti.
Un giocatore normale si aggirava sui 300.000; uno giocatore che consideriamo bravo sfiorava i 500.000. Oltre i 600.00 già era terreno per pochi. Solo un uomo, se non consideriamo Beniamino avevamo visto superare la soglia dei 800.000. Il Santo, che si fermò una volta a 780.00 rese una semplice notte epica e indimenticabile, pagando da bere per tutti sino a mattina, offri tutto tranne birra. Fu la sua ultima partita e il suo giorno di gloria in tutti i sensi, visto che quella notte sparì. Tornò sposato, due anni dopo con una certa Gloria, della quale dopo un ulteriore anno non si seppe più nulla.
Il vecchio Antonio, silenzioso consumò tre palline e poco sudore.
813.000 per Antonio. Ora Antonio Il Magnifico.
Ci alzammo e andammo ad abbracciarlo. Commossi, basiti, esterrefatti. Non avremmo mai immaginato.
Era una cosa grande quella appena accaduta davanti a noi.
Andammo a casa come fosse sera tardi. Esausti.
I piccoli immensi momenti della nostra vita.
Beniamino e il mito.
Beniamino e Antonio.
Anotonio e le lacrime.
Antonio e stramaledetti magnifici ottocentotredicimilapunti.
Grazie Antonio.