La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.
Episodio 12 – 500,000
Caldo.
Io seduto, qualcuno di noi in piedi.
Lui entra, al rallentatore. Luce forte che entra e ti travolge e mette in ombra la leggenda.
Rallentatore. Passo lento il suo. Sicuro, strafottente, lento. C’è un finto silenzio rotto dai rumori di fondo. Piano piano. Io sento il cuore che batte e vedo Beniamino Dolli avvicinarsi al suo gioco. Alla sua magia. Farà un’altra magia.
Beniamino Dolli e il flipper…
Peroni e gettone.
Oggi appoggia la sua Peroni sul vetro del flipper. Lo osserva.
Lo osserva, ma non capisco davvero se sia assente, c’è chiaramente qualcuno che vorrebbe giocare, ma lui viene atteso senza lamentele.
Fissa, per oltre dieci minuti il vetro; qualche sorso di birra, ancora lì.
Fa un sorriso e parte. Prima pallina e la lascia cadere giù. Volontariamente, non complice invece la pallina. Da quando conosco Beniamino Dolli, da quando l’ho visto giocare so che solo le prime palline caddero giù sotto il suo sguardo inerme.
Oggi sembra sfidarle, le guarda, lo fa anche con la seconda e sorride.
Si ferma e finisce la sua birra. Un passo indietro. Si gira e si guarda intorno fissando i ragazzi che si sa vorrebbero giocare, quasi a metterli in guardia e lascia il flipper.
Beniamino lascia il flipper e si dirige verso il bagno dei signori. Lo stesso di quello delle signore per essere precisi.
Nessuno si avvicina, c’è un silenzio, vi giuro, un silenzio che mi veniva da scoppiare a ridere e non so perché. Tutti seri, la gente non capisce.
Fermiamoci. Fermiamoci un attimo ad analizzare la scena, forse c’è qualcuno che non ha capito, ancora non si è accorto: Qui si parla di un ragazzo, per il mondo un ragazzo qualunque, perché il mondo non lo conosce. Per la gente del luogo, non mi stancherò di ripeterlo, più o meno un Dio. Ufficiosamente prima, ufficialmente poi.
Quando un Dio si ferma nel mezzo della sua opera, come minimo i piccoli adoratori rimangono ad osservare, a chiedere, a domandarsi perché mai un Dio si metta a pisciare proprio ora.
Le domande dei piccoli.
Qualcosa di strano c’era davvero o magari anche io fui semplice influenzato dalla magnificenza della leggenda.
Avrei potuto scommettere i pochi spicci messi da parte che qualcuno in questa sala si stesse domandando a cosa pensa la leggenda mentre da luogo alla sua minzione…
A cosa pensa il Dolli quando piscia?
Tutti fermi.
Tutti fermi quando è fermo. Tutti fermi quando lo attendono.
Esce dal bagno, altra birra guardando in maniera tutta sua i compagni di sala, stappa, sorso e di nuovo flipper.
Ora senza indugio, ma sempre col sorriso. Una sola pallina.
Oggi, come sempre non lesina magie e leggendari colpi d’anca. Oggi, altro pezzo di storia del flipper.
Oltre 500.000 con una sola pallina e il mondo in silenzio.
In silenzio, ma con un unico sorriso. Tutti in religioso silenzio, in religioso sorriso.
500.000 punti. Una pallina. La sua magia e tutti a fare in culo.
Scusatemi, ma furono proprio quelle le parole che Beniamino Dolli uscendo dal Caffè masticò tra i denti nel mezzo del suo sorriso strafottente: “Tutti a fare in culo”. Io sorrisi ancora.
Tutti lo adorano, tutti lo ammirano, tutti qui vorrebbero essere il mito, tutti lo invidiano e l’invidia, alla lunga la senti, talvolta ti può far male.
Questa pallina, questa ennesima magia era per loro, che ora sono contenti, piccoli esseri, ma dentro di loro sperano, attendono l’ora di veder fallire l’infallibile.
Lui che con il solo sguardo li pietrifica manco fosse un angelo.
Ammirato, copiato, odiato Beniamino Dolli.
Quando uscì Antonio mise su un disco di quell’americano, Elvis Presley.
Elvis e Beniamino. Credo avrebbero dovuto essere amici.