19 – Mr. Beniamino Dolli

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.

Episodio 19 – Mr. Beniamino Dolli

Eh sì, proprio Milena.
Presuppongo che nessuno sappia chi possa essere Milena, a meno che lei stessa informi a riguardo. Riguardo Milena non ho mai parlato, non che non fossero presenti storie di ogni tipo sulle “due famiglie”.
Le mie due famiglie.
Chiedo scusa, non mi sono presentato, io sono Beniamino Dolli.
La leggenda, il mito, il signore del flipper, il Grande, Pelè; ma anche Lui, Beniamino il guastafeste, Beniamino lo spaccone, Beniamino il rabbioso, Beniamino il violento, nonché Beniamino il rubagalline, fino a Beniamino il Bastardo.
Sia chiaro, sono semplicemente Beniamino Dolli, per quanto mi riguarda e sono stato, come dire, richiamato all’attenzione dal pensiero del mio caro narratore, il piccolo Scheggia, ormai non tanto piccolo.
Bisognava colmare una lacuna, una lacuna che nessuno di loro potrebbe riempire se non con fantasiose teorie.
Fra le varie storie che avete ascoltato su di me o letto qui sopra, avrete sicuramente intuito come qualcosa si discosti dalla realtà tangibile, sfociando in un ventaglio che va dall’impossibile al molto improbabile.
Più di ciò che pensate è invece realmente “cosa accaduta”. Vicende che non immaginereste, storie che la vostra pazienza e la vostra visione cinica e maliziosa della vita non accetterebbe. Avendo, per quanto mi riguarda, raccontato di me molto poco, solo frammenti sono arrivati a voi. Quella meravigliosa macchina, il flipper… Ero davvero un dio, com’ è vero che ho sedotto donne d’ogni età, di ogni ceto, amanti, amiche, puttane, confidenti e mogli d’altri. Non potrei quantificarle, non ricordo, né ricordo quante ne ho amate. Forse tutte, forse solo qualche decina.
Avete incontrato le mie regine, conoscete la meravigliosa Marta, per cui ho fatto cose che… Avete avuto l’onore di incontrare Giulietta la bellissima.
Non so bene cosa vi abbiano raccontato, ma Giulietta era in quel momento, in quel luogo, semplicemente l’essere vivente più bello che avessi mai visto. Nessuno nascondeva attrazione, interesse, la sua bellezza era talmente evidente da esser comunemente accettata.
Nessuno comunque poteva scorgere quel che vedevo io, chi poteva leggere le sue celate espressioni? Il suo volto con l’alba negli occhi o semplicemente quando lei fissava il mare, o quando era nuda e mi guardava. Giulietta aveva un qualcosa di divino, ne era in parte inconsapevole, se ne avesse avuta la sicurezza, se avesse avuto la comprensione della propria bellezza, avrebbe semplicemente potuto tutto.
Poi c’è stata Milena. Milena è mia moglie. Meglio dire: Milena è stata, e per un brevissimo periodo, mia moglie. L’unica donna che abbia mai sposato, qualche anno dopo la mia sparizione, penso un paio d’anni dopo, su per giù.
Ti toglieva il fiato, davvero era una di quelle donne che ti lasciano senza parole. Non per quanto fosse bella, non lo era particolarmente, ma perché davvero fu l’unica donna che in qualche modo riuscì a tenermi legato, non so bene come, a lei. Una donna che faceva l’amore come Marta, ma con la voracità di una mantide.
Unica testimone di una mia assoluta fedeltà e devozione. Una donna che mi ha sconfitto a carte e a biliardo (mai stato nulla di speciale a biliardo).
Riuscì a farsi sposare con un inganno infantile, evidentemente efficace.
Un giorno disse che avrebbe scommesso che non ero davvero così bravo con il mio gioco; dovevo essere un ottimo millantatore per raccontare quelle vicende di paese, d’altronde non m’aveva mai visto e io non giocavo più.
500.000 una pallina, era la sfida. L’avevo già fatto. Con il mio flipper l’avevo fatto più volte e qui il conta punti scorreva più facilmente, più punti a disposizione.
Un lavoro facile facile.
Lei sorrise e… Se vinci tu farò quel che tu vuoi, qualsiasi cosa, per un mese intero. Nel caso dovessi aver ragione io, farai per una sola volta quel che io dico. Senza controbattere.
Qualsiasi cosa fosse avevamo un accordo. Lei non sapeva, io non potevo sbagliare.
Io non sapevo, lei non perdeva.
Ultimo avvertimento, 500.000, non un punto in meno, qualsiasi cosa succeda.
Sorrisi in maniera arrogante. Ci sono donne a cui nessuno può tener testa, nemmeno Beniamino Dolli, quello di ogni leggenda. Semplicemente bisognerebbe rendersene conto.
Liscio come seta il pistone lanciò la mia pallina e dopo pochi minuti una nauseante e psicotropa musica mi avvertì di aver appena superato 200.000 punti; poi abbattendo tre volte consecutivamente le cinque bandiere accanto ai respingenti, quindici colpi a segno di seguito, un boato fastidioso ci segnala una pallina bonus e 100.000 punti.
Questo flipper ha musiche orrende.
Non so come, ma ad un certo punto escono tre palline, tutte insieme, quattro in tutto e allora è un attimo: Ne rimbalza via una nel canale esterno, ma le tre biglie rimanenti danzano che è una bellezza, ricordo benissimo, era come se avessi un metronomo, avrei continuato così per ore. Non m’era mai capitato di godere del tavolo con più di una biglia a disposizione.
Quel diavolo di Milena non fece altro che spegnere l’interruttore.
Non lo fece nemmeno sul più bello, lo spense appena superati i 400.000. Tutto qui.
Off.
Non ce l’hai fatta.
Interruttore su off, più sicura di così.
Te l’avevo detto, qualsiasi cosa accada.
Ero senza parole.

Ora ci sposiamo.

Ora ero per la seconda volta in vita mia senza parole.
Ci sposammo, venti giorni dopo in una chiesa vicino Bari. Ricordo il viaggio in moto senza parole. Rimini – Bari – Rimini. Ora davvero avevo una famiglia.
Ho fatto tante cose in vita mia, come dicevo ho avuto donne a non finire, ho lavorato e tanto e senza dire mai nulla a nessuno. Ho vissuto attimi fantastici e fatto errori di una gravità che è meglio non ricordare.
Sposare Milena Stampafiori detta “La mannaia” fu uno di quegli errori.
La mannaia era famosa a Rimini e dintorni perché divenne molto ricca nel modo più banale possibile, sposò un uomo anziano, vedovo e ricco da fare schifo. Più banale di così si muore.
La mannaia. La chiamavano così perché era una mangiauomini.
Oltre al marito, due suoi compagni morirono di cause del tutto naturali. Di alcuni non si seppe più nulla, altri davano di matto. Lei poteva diventare come una droga e quando non forniva più loro la dose, impazzivano.
Spaccai diverse facce per via dell’appellativo ‘Mannaia’ di fronte a me, era proprietà privata.
Mi sto dilungando, dovevo solo informarvi di Milena.
Velocemente: ci siamo sposati; non siamo mai stati davvero innamorati, eravamo attratti; eravamo complici; eravamo pari o forse mi piace pensare fosse così; ci siamo distrutti velocemente l’un l’altra. Non avevo mai picchiato una donna prima di Milena e mai ero stato picchiato da una donna. Ripetutamente. Due volte all’ospedale, una per una femore rotto con pezzo di tubatura in piombo, la seconda volta mi spaccò la testa con una padella in rame.
Scappai poco dopo la padellata, non l’amavo, ero drogato di lei e lei non riusciva a mandarmi via, se mi allontanavo mi trovava e mi convinceva facilmente a tornare.
Scappai, il comportamento banale era sempre il meno atteso, dicendo esco per una birra.
Non sono più tornato. Non l’ho mai più vista.
Questo è quanto. Sparito, prima dal mio campo grande, poi da tutto il resto.
Sono scappato, sono morto, sono sposato di nuovo, sono in Francia, forse addirittura in Cina, non lo sanno. Non so nemmeno se qualcuno mi ha cercato fino ad un certo punto.
Io sono sparito e spero che ormai il mio ricordo vada in un placido oblio.
E’ stato un piacere.

Raggiunto dietro il bancone Antonio con in mano la foto di Beniamino Dolli. Proprio lui. Sulla foto con un pennarello è disegnato un cuore in alto a sinistra e in basso, in corsivo, Milena e Beniamino, anche se la foto ritraeva solo il nostro ragazzo.
Era visibilmente commosso ora, Antonio, noi eravamo corde di violino, attendevamo, ansiosi, pendevamo dalle labbra della donna che ancora non parlava.
Sei Milena?, chiede Antonio. Annuisce in maniera antipatica e si avvicina al vecchio barista avvertendo che se era tanto importante una foto per lui gliela potrebbe anche lasciare, lei ne aveva tante e le aveva buttate tutte, perché quel gran bastardo non merita di stare tra i suoi ricordi.
Milena prima ci informa che non vede il Dolli da circa venti anni e sapendo che è di queste parti, lui gliene parlava sempre, spera di avere notizie. Credo che se tirassi giù i nomi che faceva sempre riconoscerei persino qualcuno di voi. Aggiunge.
Non che mi interessi, voglio solo saper dove trovare il bastardo.
Il bastardo. La donna giocava con il fuoco, Antonio si vedeva chiaramente vibrare, fremere ad ogni insulto nei riguardi della leggenda, ma il rispetto verso una donna e così bella ai suoi occhi per giunta, lo fece contenere.
Può lasciarmi questa foto?
Se mi aiuta a trovarlo.
Beniamino Dolli è morto signora. Beniamino è morto da tanto.
Non lo disse molto convinto, noi sapevamo, che da qualche parte lì in giro per lo stivale o per il mondo Beniamino era ancora a dominare la scena, ma qualche volta arrivavano notizie senza fonte e senza prove che Beniamino fosse morto: A Milano sotto un tram mentre palleggiava sui binari. A Marsiglia a causa di una vendetta di un gangster che si vide l’amante sottratta. A Rimini si disse venne aggredito da una verdesca dell’Adriatico che lo morse ad una gamba spezzandola e così morì dissanguato. C’è chi disse che fu ucciso in guerra, pure non essendo nessuno di noi a conoscenza di alcuna guerra in corso. Caduto da cavallo mentre faceva una gara Verona – Bologna. Morto in prigione dopo esser stato arrestato all’università di Bologna per aver “posto in coercizione con il lazzo tre giovini ragazze” così trascrissero i carabinieri, si narrava. Insomma come al solito ne giravano parecchie. Niente di concreto e noi sempre speranzosi.
Milena sorrise, niente Beniamino, niente foto. E’ l’unico mezzo che aveva per trovarlo.
Beniamino aveva ereditato qualcosa da qualcuno, non capimmo bene, eravamo frastornati e il resto non ci interessava. Dal giorno dopo comunque qualche notizia su un nuovo figlio di Beniamino girava, fiacca. D’altronde non erano tutti facilmente convincibili che Beniamino avesse avuto, e intendo ultimamente, un figlio da una donna che non vedeva da vent’anni. Il dono dell’ubiquità, devo dire, non è stato mai attribuito al mito.
Solo lasciò un numero di telefono, era il prefisso di Bologna. Se avessimo avuto notizie l’avremmo dovuta avvertire, ci avrebbe spedito la foto. Così diceva. Prese una Peroni, proprio la birra del Dolli e sparì.
Ci lasciò esterrefatti. Entusiasti per aver visto il volto di Beniamino in foto. Un attimo storico, epico. Distrutti perché fu come un ciclone che apri e richiuse un vortice di speranze rivolte verso non si sa nemmeno cosa.
Tutto troppo veloce, tutto davvero semplicemente troppo. Dovevamo metabolizzare, perché abituati ormai da tanti anni solo a storie e chiacchiere, quello che avevamo appena vissuto fu per noi come un immergersi nuovamente nelle vecchie vite, nelle storie assurde del grande Beniamino Dolli. Un balzo indietro di più di vent’anni. Pochi minuti.
Noi non vediamo Beniamino dal 1956. Quel giorno. Quello della scritta sui muri: 999.897.
Fu un giorno strano. L’Italia dominò su un grande Brasile e noialtri per pochi minuti fummo elettrizzati da un nulla che per noi fu un viaggio nel tempo, stupefacente, ma che lasciò con l’amaro in bocca.
Beniamino davvero ebbe una famiglia. Per una volta avevamo un prova. Vent’anni, vent’anni per una prova.
Beniamino Dolli, l’immortale.

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