18 – La Foto

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.

Episodio 18 – La Foto

 

Beniamino e le fughe.

Devo dire che tra un cosa e un’altra Beniamino sparì numerose volte per periodi più o meno lunghi. Spariva e tornava con misteri, un avventura, con novità, con nuovi talenti. Beniamino Dolli, che poesia ragazzi averlo conosciuto. Tornassi indietro di qualche anno gli chiederei un autografo, o meglio, servirebbe una foto.

Ci rendiamo conto, tutti un attimo per favore, che non esistono fotografie di alcun genere, di Beniamino Dolli? Non ci sono!

Antonio e Nicola nemmeno ne hanno una. Una sola dico, niente. Non prendo in considerazione il ritaglio del giornale su cui si vede solo la nuca della leggenda.

Cosa si potrebbe dare per un cimelio del genere. Una foto di Beniamino Dolli. Figuriamoci autografata dal Dolli stesso. Figuriamoci una foto “insieme” a Beniamino Dolli, avrebbe voluto dire come minimo: Conosco bene Beniamino, eravamo come fratelli, con me si confidava, ci scambiavamo qualche donna.

Nulla sarebbe più importato, venti anni di differenza col Dolli, sarebbe andata bene comunque, una foto con Beniamino, qui saresti stato sindaco, almeno sindaco. T’avrebbero potuto fare Re.

Con una foto, una foto in mano con te accanto a lui. Un sogno in cui potrei perdermi per ore.

Alzandomi dal mio tavolino vado verso Antonio, vagamente ebbro e sussurro di tirar fuori una benedetta foto del Dolli. Se non ce l’hai tu Antonio….

Appunto, non ce l’ho io non ce l’ha nessuno. Taglia corto, non dico infastidito, ma incazzato, non per il mio incalzare, ma per il fatto che non aveva una foto della nostra leggenda, Lui che ormai era all’unisono considerato il più grande depositario delle leggende, dei racconti, delle vicende e delle verità di Beniamino Dolli. Una sola foto, ripeto non saltava fuori, mai. Forse non c’era davvero.

Torno il giorno dopo, pronto per la mia birra con una Rolleiflex al collo. Magnifica.

Raduno i pochi amici presenti al caffè, Antonio e fermo il figlio di Giovannone per farci scattare una stramaledetta foto. Tutti insieme.

Guarda dentro la scatola dall’alto eeeeee…. Click.

Una settimana dopo la foto è bella, a colori, sopra il flipper.

Tutti sorridenti.

In cuor nostro in quel momento, senza nessuna ragione apparente o meno, ci sentivamo tutti un po’ Beniamino Dolli. Non c’era motivo alcuno, ma il ragionamento era comune, io ho visto il Dolli; io conosco il Dolli; qui viveva il Dolli, quello è il sacro flipper; il Dolli non ha foto; oggi mi sento Beniamino Dolli. Assurdo. Sta di fatto che era scontato e ne conseguì il posizionamento della suddetta foto sopra il flipper, senza discussione, senza scelta, stampata la foto, incorniciata, solo lì poteva esser appesa.

Fu persino scelto accuratamente il chiodo che come si sa un giorno o l’altro sarebbe crollato, solo si sperava più tardi di noi.

Brindisi, brindisi indimenticabile, senza parole, solo sorrisi.

Eravamo un po’ tutti Beniamino Dolli, se lo avessero saputo le nostre mogli, vive o morte, ci avrebbero riso dietro per anni. Tranne la mia, che non l’ha mai visto né ne ha sentito parlare (è una cosa che nascondo gelosamente fuori dal mio paese). Le altre sono state tutte affascinate e poi innamorate, anche da bambine.

Questa foto ha però doppia valenza. Tripla dice Antonio.

Il ricordo in noi di Beniamino; noi e semplicemente noi e la nostra vita in paese; un augurio, perché ragazzi, domani inizia il mondiale, quel pazzo di Bearzot non porta nemmeno Roberto Pruzzo e si è portato quel toscano mangiagatti di Paolo Rossi che non si regge in piedi, ci serve fortuna, non dimentichiamolo, che qui non c’è mica Pelè.

Nemmeno a chiederlo, Antonio si riferiva al nostro Pelè, non O’ Rei, bensì la leggenda.

E’ vero, a volte qui il tempo si ferma, domani iniziano i mondiali di calcio, non ci pensavo più.

Eravate piccoli, ma ricordate la coppa del Rimet del ‘54, quello si che era calcio. Lo chiamavano Pelè, ma secondo me Beniamino era più forte di Puskas, altro che… Forte, forte, più forte di tutti e tanto alla fine i magiari persero con la Germania. In quel mondiale facemmo la fine che faremo qua, un passaggio. Come facciamo con l’Argentina, con il Brasile? Non ci fu scampo allora, non ci sarà scampo oggi. Al tempo lo dicevo, l’unica nostra possibilità è che Beniamino si metta intesta di continuare a giocare, ma lui niente. Ragazzo testardo.

Nessuno mi dava retta! Tutti, tutti poi mi diedero ragione, ragazzi Pelè era il più forte, altro che Puskas e l’altro Pelè.

Il calcio per Antonio è un po’ la seconda droga, la prima è Beniamino Dolli. Solo del calcio internazionale parla, quindi parla poco. Il campionato, dice, è roba da dilettanti.

Sta di fatto che senza Beniamino, le cose nel ’54 come sappiamo andarono piuttosto male. Speriamo nel meglio per questi mondiale, ‘sta squadra non ci convince e Beniamino non c’è, comunque sarebbe troppo vecchio e non sembra abbia lasciato figli come mitica prole da tifare. Non sembra…

Si comincia e…

Ogni giorno porto la Rollei per fare una foto dopo la partita che vediamo tutti insieme, sempre qui. Ogni partita.

Le facce. Le puoi vedere, sono un crescendo.

Andiamo avanti ed è un penare e dopodomani: Italia Brasile. Il Brasile ha preso a sganassoni ieri sera l’Argentina.

Antonio dice serviva Pruzzo (in alternativa a Beniamino), io sostengo che questi azzurri non avrebbero dovuto prescindere da Beccalossi, incrociamo le dita.

Vedi, Beniamino Dolli ascoltò la finale di quell’anno, del ’54 con me. Qui ascoltando la radio.

Germania Ovest contro Ungheria. Non c’era partita. L’Ungheria di Puskas era troppo, troppo più forte, eppure…

Passo la notte, da solo al campo grande. Tutta la notte, alla soglia dei quarant’anni da solo a dormire sull’erba bruciacchiata dal sole. Non è una notte quieta, passano diverse macchine per la provinciale. Apro gli occhi all’alba e si scorge da qui la fattoria del padre di Marta, risplende rossa con l’alba che s’affaccia.

Sarà una giornata memorabile, queste cose noi le sappiamo, vivo in città, ma ho l’istinto della gente di campagna, sono di queste parti io. Certe cose noi le capiamo solo guardando il cielo.

Passeggio fino in paese e il sole è già alto, penso che qui, in piazzetta, una bella statua di Beniamino, in fin dei conti, la potevamo anche mettere.

Solo Antonio al caffè e due ragazzini che giocano a biliardo in un clemente silenzio per questa bella giornata. Colazione, Antonio mi guarda e dice, hai visto che bagliore all’alba? Sarà una giornata particolare, dice. E dice bene.

La giornata prosegue lentissima sino alle sedici. Il caffè biliardo si ghermisce e i ragazzi ancora giocano a biliardo e il clemente silenzio sta diventando noioso bisbiglio e fastidioso “rumoriccio”.

Ore 17, tutti seduti su sedie rimediate. Antonio da dietro il bancone urla che il Caffè è chiuso e i ragazzi devono lasciare il biliardo (!??).

Ma se c’è la partita? Appunto, l’Italia, andate a casa o sedetevi a tifare.

I ragazzi sbuffano e si siedono.

Serviva il Bomber.

Serviva Beccalossi.

Serviva Elvis.

Serviva Beniamino Dolli.

Diciassette e un quarto. Fischio d’inizio.

Diciassette e venti. Paolo Rossi gol, si scatena l’inferno!!!!! Una sedia vola e sfiora il flipper e il ragazzo viene ustionato dallo sguardo di ogni singolo presente. C’è la pena capitale per l’eventuale rottura del flipper e lo sanno bene.

Avete visto? Sembrava Beniamino! Poi il ghiaccio:

Un minuto dopo entra una donna, bella, avrà avuto forse cinquant’anni. Forse qualcosa in meno. Il suo fare, la sua entrata rimbomba, come fosse frastuono: Tutti si fermano, lei in controluce esclama a voce alta, appunto cerco proprio Lui…

Antonio si toglie gli occhiali, lei si avvicina con passo sicuro, cerco Lui, schiaffando sul bancone una foto. Tutto tace.

Qualcuno di voi conosce, ne sono convinta, Beniamino Dolli? Qualcuno può dirmi dove posso trovarlo?

Silenzio. Tutti si guardano e Antonio è immobile, Socrates pareggia per il Brasile, ma non gliene frega nulla a nessuno.

Antonio non tocca la foto, quasi impaurito, timorato, alza gli occhi e…

Milena.

Milena?

 

 

 

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