{"id":6577,"date":"2012-05-10T22:38:06","date_gmt":"2012-05-10T20:38:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tilt.it\/flipper_pinball\/?page_id=6577"},"modified":"2016-07-03T23:23:54","modified_gmt":"2016-07-03T21:23:54","slug":"2122-bd-999-897","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.tilt.it\/flipper_pinball\/scrittori-in-tilt\/2122-bd-999-897\/","title":{"rendered":"21\/22 &#8211; BD 999.897"},"content":{"rendered":"<div class=\"translate_block\" style=\"display: none;\">\n<a class=\"translate_translate\" id=\"translate_button_post-6577\" lang=\"en\" xml:lang=\"en\" href=\"javascript:show_translate_popup('en', 'post', 6577);\">[Translate]<\/a><img src=\"https:\/\/www.tilt.it\/flipper_pinball\/wp-content\/plugins\/google-ajax-translation\/transparent.gif\" id=\"translate_loading_post-6577\" class=\"translate_loading\" style=\"display: none;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"\" \/>\n<\/div>\n<div id=\"content_div-6577\">\n<p style=\"text-align: center;\">La leggenda di Beniamino Dolli \u00e8 primo capitolo di una trilogia di \u201cleggende\u201d della nostra terra. Ogni \u201cserie\u201d, tre appunto, \u00e8 composta di 22 episodi.<br \/>\nUn progetto narrativo di Gianluca Casaccia.<br \/>\nVietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell\u2019autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Episodio 21\/22 &#8211; BD 999.897<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beniamino elargiva quotidianamente magie nel suo impero delle biglie di metallo.<br \/>\nOrmai era l\u00ec, magnifico sempre intorno ai 800-850.000 punti. Lo faceva con una regolarit\u00e0 impressionante, senza mai parlare. Mentre prima rideva e scherzava e ci prendeva in giro e si vantava. Ora era un tecnico, concentrato. Una magnifica macchina senza anima. Nessuna passione, solo talentuosa tecnica.<br \/>\nNon ci credereste, ma una volta ho pensato, senza dirlo a nessuno, che tutto questo era noioso. La solita noiosissima solfa. Sbuffai, ma mi coprii velocemente la bocca con la mano per il terrore d\u2019esser visto. Iniziai quel periodo a saltare qualche giornata al caff\u00e8, con la felicit\u00e0 di mio padre che pensava iniziassi a porre maggiore attenzione verso la scuola.<br \/>\nLe leggende non muoiono mai, non hanno mai una fine. Le storie s\u00ec.<br \/>\nNon sapevamo ancora che la parabola di Beniamino Dolli, ufficiosamente gi\u00e0 leggenda, era prossima al termine.<br \/>\nI segni c\u2019erano tutti. Beniamino ai nostri occhi non era molto diverso da prima. Imperscrutabile agli occhi dei bambini come ogni eroe. Il contesto era per\u00f2 differente dal luogo dove la leggenda nacque.<br \/>\nNon potevamo pi\u00f9 cercare di capire Marta, non sognavamo pi\u00f9 le nudit\u00e0 di Giulietta. Nicola, che non stava pi\u00f9 tanto bene, inizi\u00f2 ad alternare le giornate al bar con lunghe giornate di riposo a casa, era sempre stanco ci diceva con un sorriso forzato. Le storie su Beniamino correvano ancora vero, ma meno brillanti, meno belle, meno leggendarie di prima. Beniamino dava poco pane al popolo ormai. Credo fosse stanco. Stanco del dolore, della quotidianit\u00e0.<br \/>\nL\u2019unica novit\u00e0 in che port\u00f2 un po\u2019 d\u2019aria fresca in questa grigia afa fu l\u2019avvento di una famiglia, numerosa, in paese: La famiglia Cavezzoni. I Cavezzoni erano originari della Brianza. Famiglia abbiente, direi ricca. Si erano trasferiti perch\u00e9 Nonno Cavezzoni, ancora in vita, compr\u00f2 qualche anno prima due appezzamenti di terreno. Uno grandicello con un vitigno, su in collina, l\u2019altro pi\u00f9 piccolo nei pressi del ponte nuovo.<br \/>\nAbbiamo due ponti qui vicino, quello di pietra, \u00e8 quello piccolo antico, il ponte di Giulietta, e il ponte nuovo, dove passavano le macchine, in ferro.<br \/>\nNonno Cavezzoni aveva da sempre avuto la passione per il vino, prov\u00f2 anche a produrlo su in Brianza, comprando un piccolo vitigno, con pessimi risultati, cos\u00ec ci raccont\u00f2. O meglio cos\u00ec raccont\u00f2 al caff\u00e8. Un paio d\u2019anni fa acquistati i terreni cominci\u00f2 a costruire un casale. Finito si trasferirono. Nonno Cavezzoni con due figli. Mario e Vittorio Cavezzoni. Sposati con Matilda e Teresa Dante. Due gemelle. Due gemelle per due fratelli. Mario era quello pi\u00f9 giovane, sui trenta, aveva una bambina piccola piccola, Giulietta. Sar\u00e0 bellissima pensavo. Un giorno sar\u00e0 bellissima.<br \/>\nVittorio il fratello grande aveva due gemelli, guarda un po\u2019. Mattia e Matteo. Entrambi dal pelo rosso, e mentre Zia e Mamma erano differenti, anche se gemelle, Mattia e Matteo erano due gocce d\u2019acqua arancione. Quei capelli cos\u00ec\u2026 Arancioni! Sembravano piccole carote. 7 anni. Si facevano chiamare i 77.<br \/>\nUna settimana dopo l\u2019ambasciata di Nonno Cavezzoni al caff\u00e8 biliardo esordirono Mario e Vittorio, soli e curiosi. Presero posto a un tavolo aspettando e si guardarono intorno.<br \/>\nDopo qualche minuto Nicola a voce alta, ragazzi avete sete o scaldate sedie?<br \/>\nRisposero chiedendo il servizio al tavolo.<br \/>\nNicola si gir\u00f2 e prosegui. \u201cAspettassero il servizio al tavolo\u2026\u201d credo abbia pensato.<br \/>\nBeniamino era l\u00ec. Sulla poltrona, l\u2019unica poltrona, con la testa rivolta all\u2019indietro a guardare il soffitto. A guardare il soffitto ad occhi chiusi, con un bicchiere di lambro in mano. Vuoto.<br \/>\nGli educati brianzoli capendo la situazione dopo un\u2019altra manciata di minuti si avvicinarono al banco domandando all\u2019 \u201doste\u201d se potevano assaggiare del vino locale.<br \/>\nLambrusco. Qui abbiamo solo lambro.<br \/>\nDue bicchieri di lambrusco, grazie.<br \/>\nTornando al tavolo con il bicchiere in mano Vittorio vide il flipper, sorrise, guard\u00f2 il fratello il quale url\u00f2 quello che per tutti fu una bestemmia: \u201cGrande fratellino, scommetto che anche qui non c\u2019\u00e8 nessuno che ti batte. Fai vedere chi sei, falli sognare.\u201d<br \/>\nOra se vi dicessi, uno per uno, tutti e dico TUTTI i pensieri che passarono nella mia testa in quel momento, nella testa di Nicola, in quella di Antonio quando lo raccontarono e nelle rispettive teste dei restanti presenti, scriveremmo un libro pi\u00f9 lungo della  Sacra Bibbia.<br \/>\nOh ragazzo, si alz\u00f2 uno qualsiasi, non \u00e8 che puoi entrare e dire queste cazzate davanti a tutti!<br \/>\nIn un attimo si alz\u00f2 temperatura, tensione, cambiarono i battiti dei cuori in sala e Vittorio, come fosse pronto e aspettasse solo una provocazione replic\u00f2 all\u2019istante che lui non diceva cazzate, era pronto a scommettersi qualsiasi cosa che il fratello avrebbe superato almeno i\u2026<br \/>\nSe superi i cinquecentomila vi offro due bicchieri interruppe Nicola, almeno ci divertiamo, lo diceva mentre cercava di solleticare Dolli l\u2019insolleticabile.<br \/>\nMario si avvicin\u00f2 al monumento e guardando attraverso il cristallo, ripet\u00e8 con le labbra cinquecentomila, facendo piccoli tragitti con gli occhi. Si gira e con strafottenza al fratello pi\u00f9 grande fa: Qui ti piazzo un 800.000.<br \/>\nVelocemente cambia una moneta e la lascia cadere nella fessura.<br \/>\nSi sente solo quello, il click clack della moneta che scende.<br \/>\nEra una sfida, a noi, non a Beniamino che si disinteressava totalmente e di cui i due mangianebbia ignoravano l\u2019esistenza tanto quanto la grandezza.<br \/>\nFinto colpo di pistola, rumore a cui eravamo legati e via. Parte il pistone.<br \/>\nAveva un sorriso brutto. Un cane rabbioso, mi sembr\u00f2 di vedere un po\u2019 di saliva scendere dai lati della bocca. Faceva versi con la voce stridula, fastidioso. Aggiungeva qualche urletto e si piegava sia un latro o dall\u2019altro. Sembrava comunque sapere ci\u00f2 che faceva.<br \/>\nFece 420.00 con la prima pallina. Poi scoppi\u00f2 la seconda malamente, ma ottenne 717.000 punti, urlando ripetutamente contro la terza pallina, che deve essersi sentita umiliata e utilizzata come vile strumento. Non era accarezzata o ipnotizzata come tra le mani di Beniamino, no no! Era maledetta, seviziata e martellata.<br \/>\nSi gir\u00f2, con il volto rosso, ansimando, sudato.<br \/>\nHo vinto il mio bicchiere.<br \/>\n717.000 punti erano tantissimi. Un\u2019esagerazione per chi non fosse Beniamino Dolli e lo sapevamo, per questo rimanemmo in silenzio. Era per\u00f2 antipatico e il suo flipper era brutto, efficace ma brutto.<br \/>\nIl Dolli si alz\u00f2 e si diresse verso Nicola chiedendo un altro bicchiere del suo lambro.<br \/>\nGuard\u00f2 passando il punteggio e si compliment\u00f2 col tipo, Beniamino era qualche anno pi\u00f9 giovane, ma si rivolse come un anziano che parla ad un pargolo, complimentandosi, ma rimproverandolo per gli urli e i versi striduli. E\u2019 un gioco, non una guerra.<br \/>\nRisulti fastidioso anche se sei bravo.<br \/>\nSapessi fare di meglio magari t\u2019ascolterei ragazzino. Queste le parole di Mario. Mario lo scemo? Poteva gi\u00e0 prendere \u2018sto soprannome per quanto mi riguardava.<br \/>\nRagazzino a Beniamino Dolli. Praticamente il tizio volva essere seppellito.<br \/>\nBeniamino sorrise, bevve il vino d\u2019un fiato e fece per salutare.<br \/>\nMario rise e bisbigli\u00f2 col fratello.<br \/>\nNicola. Nicola sbatt\u00e8 il canovaccio sul il bancone e disse a Beniamino che non gli sono simpatici i milanesi, lo disse ad alta voce, e che per favore se poteva sistemare questa situazione. Velocemente, figliolo.<br \/>\nE allora\u2026<br \/>\nPeroni. Gettone.<br \/>\nLasci\u00f2 cadere la prima pallina quasi a chiamare la risata di Mario.<br \/>\nSeconda pallina.<br \/>\nDanza.<br \/>\nPotrei stare qui a narrare le magie, le alchimie, i colpi di bacino che diede. Gioc\u00f2 per quasi due minuti guardando fisso Nicola. Poi gioc\u00f2 per altri due minuti guardando fisso Mario.<br \/>\nA fine partita, due palline e 799.500. punti.<br \/>\nNon disse niente.<br \/>\nSi sent\u00ec solo il grazie di Nicola e Beniamino torn\u00f2 a bere lambro, offerto dalla casa e si mise nuovamente in poltrona. Testa all\u2019indietro e occhi chiusi a non guardare il soffitto.<br \/>\nOra era Vittorio che si avvicinava per prendere un altro gettone. Lo diede al fratello e disse ora di impegnarsi davvero visto che lui, Mario Cavezzoni inizi\u00f2 a giocare a flipper pochi anni prima che questo venne importato in Italia, andava sino a Nizza per giocare. Aveva trovato quel flipper una volta, in vacanza col fratello Vittorio ed era gi\u00e0 un talento. Lo fece arrivare in un caff\u00e8 da un amico su a Milano. Mario considerava se stesso il pi\u00f9 grande esperto di flipper italiano, non si sa su che base.<br \/>\nIl fanatico brianzolo si alz\u00f2, fece dei movimenti come per scaldarsi il collo, si scrocchi\u00f2 le nocche, le dita, i polsi, poi fece come i cavalli quando soffiano tra le labbra. Pensavo davvero fosse un idiota, un idiota bravo a flipper.<br \/>\nTre palline. Versi strani e urletti a non finire. Fastidioso come il pungitopo sotto il culo.<br \/>\n310.000 677.000\u2026<br \/>\n901.000 punti.<br \/>\n 901. Mila. Impossibile.<br \/>\nEra record.<br \/>\nLa iena, da quel momento era Mario la Iena, aveva superato Beniamino Dolli, il record di Beniamino Dolli, a cui davano importanza tutti tranne Beniamino stesso.<br \/>\nQuando sei pi\u00f9 forte di tutto e di tutti non stai attento ai record, lo fanno gli altri per te, diceva la leggenda.<br \/>\nEra silenzio.<br \/>\nSi alz\u00f2 con calma Beniamino, pos\u00f2 il bicchiere e se ne and\u00f2 tranquillamente, dicendo al ragazzo, ripeto sei bravo, ma sei fastidioso. Peccato.<br \/>\nPass\u00f2 un minuto, un\u2019ora, tutto sembrava immobile.<br \/>\nBeniamino sembrava non rendersi conto che era stato battuto. O davvero non gli importava?<br \/>\nMario la Iena, unto dal sudore,  scol\u00f2 entrambi i bicchieri di Lambrusco alla goccia. Rimasero, l\u00ec seduti al tavolo qualche altro minuto, parlottando e ridendo, mostravano strafottenza e arroganza. Mostravano i denti come cani randagi e rabbiosi. Gli educati brianzoli erano visti come fastidiosi animali da branco.<br \/>\nNel silenzio ghiacciato si sentivano rimbombare anche i loro respiri. Li sentivo nella testa. Li odiavo. Io li odiavo davvero.<br \/>\nMi resi conto in quell\u2019istante come tutto, tutto quanto per me era cos\u00ec\u2026 Importante.<br \/>\nBeniamino Dolli, le sue leggende, il suo mito, Beniamino il grande e il suo flipper: Era tutto importantissimo, fondamentale, era una situazione da preservare. Il mondo non sarebbe venuto a conoscenza della grandezza di un Beniamino sconfitto.<br \/>\nBeniamino era un irraggiungibile modello a cui ispirarsi, non me ne ero mai reso conto.<br \/>\nNessuno poteva arrivare e fare questo, semplicemente vincere. Superare una leggenda, in quel modo villano poi\u2026<br \/>\nUrlai. Urlai: COGLIONE! Il Dolli ha giocato solo due palline, sei solo un coglione. Avevo le lacrime agli occhi e il viso in fiamme, la voce mi usciva dalla gola graffiandola.<br \/>\nMario mi guard\u00f2 e disse, bimbo, ricorda che la supponenza si paga. Si fece un&#8217;altra risata che sentivo roboante e ridondante dentro la testa, vibrava nella mia colonna vertebrale, bolliva il mio midollo.<br \/>\nNon reggevo. Corsi fuori e subito m\u2019accorsi di Beniamino. L\u00ec seduto sugli scalini di legno fuori il Caff\u00e8 Biliardo, silenzioso. Mi fermai dietro di lui, fissavo la sua schiena e la sua nuca.<br \/>\nNon si da del coglione a un coglione alla tua et\u00e0 scheggia, poi come fai se quello \u00e8 davvero un coglione?<br \/>\nEro triste o forse ero deluso, Beniamino non poteva non essere il pi\u00f9 forte. Non poteva non essere il pi\u00f9 grande.<br \/>\nChiesi semplicemente il perch\u00e9. Perch\u00e9 Beniamino non entrava a domare quei cani?<br \/>\nE\u2019 bravo. Molto bravo disse. Non si vince sempre nella vita e soprattutto, non \u00e8 mai cos\u00ec importante vincere. In pi\u00f9 scheggia, forse \u00e8 ora di andare.<br \/>\nIn quell\u2019istante due motociclette si fermarono di fronte al caff\u00e8 , quelle con la maschera bianca sopra il faro e grossi numeri stampati sopra.  Un 10 e un 7. Da cross, due moto da cross. Tre ragazze un ragazzo. La passeggera del 7 scese velocemente, pochi passi verso il Dolli e gi\u00f9 un sonoro bacio che lasci\u00f2 me senza parole e lui con un sorriso.<br \/>\nNon disse nulla, solo Ciao Beniamino, mont\u00f2 di nuovo in sella e ripartirono.<br \/>\nChi era domandai.  Mai vista, rispose.<br \/>\nNon \u00e8 vero. Essere il pi\u00f9 grande era fondamentale. La vedevo cos\u00ec.<br \/>\nIo dovevo essere amico del pi\u00f9 grande, volevo brillare di luce riflessa forse, volevo fregiarmi di medaglie che non avrei mai vinto potendo narrare mitiche leggende di cui solo io sarei stato a testimone.<br \/>\nVolevo la leggenda di Beniamino Dolli, ancor prima che davvero leggenda fosse.<br \/>\nI miei amici uscirono, mi salutarono e si diressero verso le rispettive case immagino, o magari gi\u00f9 al ponte per le prime sigarette.<br \/>\nBeniamino ed io. Lui con la sua stupenda camicia a scacchi; io con la maglietta con le patacche d\u2019unto e di sugo. Il mito e il tifoso.<br \/>\nGiuro avrei voluto avere il coraggio di abbracciarlo. In quel momento avvertivo la grandezza del Dolli, ma anche se ancora bambino sentivo dentro di lui la tristezza, si avvertiva la sua desolazione, solo io non potevo capire perch\u00e9 e semplicemente dissi:<br \/>\n\u201cMi dispiace. Non so cos\u2019hai Beniamino, ma mi dispiace tanto.\u201d<br \/>\nSorrise, lui. Mi ringrazi\u00f2. Avrei capito un giorno. Dicevano sempre cos\u00ec i grandi, avremmo capito. Avevano ragione.<br \/>\nGiulietta Marta le mille donne il suicidio le parole le infamie le leggende le storie i mille occhi e le mille orecchie il sangue la dannazione la luna.<br \/>\nEra stanco. Beniamino era stanco, ma come pu\u00f2 un bambino comprendere la stanchezza dei grandi? La stanchezza dei padri, degli uomini che devono portare croci e sostenere maschere che gli altri non vedono.<br \/>\nGli occhi del bambino vedono l\u2019eroe e piangono quando l\u2019eroe non vola, non \u00e8 vittorioso, quando l\u2019eroe \u00e8 fermo e pensa. La riflessione di un eroe \u00e8 un triste attimo per un sostenitore bambino.<br \/>\nA quel grazie risposi semplicemente nulla.<br \/>\nEntrai ancora chiedendo a Nicola un gettone per giocare. Non avevo mai giocato, ma forse sarei stato io il vincitore su  Mario la Iena.<br \/>\nDurante quei passi che sentivo pesanti verso il flipper sapevo che avrei battuto tutti, in pochi secondi sentivo la magia del mito scorrere nelle vene. Presi coraggio, guardai i Cavezzoni e inserii il mi gettone.<br \/>\nLa mia prima pallina. Stavo toccando il regno di Beniamino Dolli.<br \/>\nFeci ben 1.767 punti. Miseri. Una povert\u00e0.<br \/>\n1.767. Praticamente colpii una volta la biglia scaraventandola contro i respingenti che impazzirono un po\u2019 facendomi fare qualche punto. Riuscii nuovamente a rispondere fiondando il metallo sferico verso delle bandiere, gi\u00f9 due con un colpo.<br \/>\nTutto qui. La biglia corse dritta verso il centro, la buca, non potei colpirla, lo trovai davvero ingiusto. Era sfortuna. Tentai anche un improbabile colpo di bacino che per me era un colpo di petto vista la mia statura. Fu alquanto ininfluente.<br \/>\nSi sent\u00ec una risata proveniente dalle fauci umide della Iena, lo guardai male, ero pronto per colpire ancora. Volevo vincere. Avrei vinto.<br \/>\nLa mia mano tocc\u00f2 il pistone, lo port\u00f2 indietro pronta al lancio e l\u00ec termin\u00f2 la mia esperienza al flipper.<br \/>\nUna mano pi\u00f9 grande prese la mia e la profonda voce inconfondibile del Dolli disse:<br \/>\n\u201cLascia a me, hai fatto un buon lavoro, ma si vede che hai il polso stanco. Ti do una mano e poi finisci tu.\u201d<br \/>\nCon gli occhi lucidi e un sorriso da paresi facciale mi misi al lato del flipper senza toccarlo. Alternavo lo sguardo tra il tavolo obliquo e il volto del mio eroe.<br \/>\nIl pistone lanci\u00f2 la sua seconda sfera d\u2019argento. Il proiettile scivolava come fosse unto, Beniamino era elegante. Le sue biglie lo seguivano, non rispondevano mestamente ai colpi, semplicemente obbedivano agli ordini con vigore.<br \/>\nNon so cosa successe intorno a noi. In quel momento il mondo non esisteva.<br \/>\nLa biglia volava a velocit\u00e0 doppia. Era tutto respingenti, bandiere abbattute in serie, due volte, tre volte. Sembrava un mitragliatore. Nessun colpo a vuoto. Una festa di luci e suoni e colori.<br \/>\nGiocava col sorriso, con la tristezza negli occhi, ma con il sorriso.<br \/>\nI primi 200.000 punti volarono in un attimo. Un paio di volte la fera colp\u00ec il cristallo, cosa che Beniamino odiava, era mancanza di precisione, di maestria.<br \/>\nBallava con il flipper, era un perfetto passo a due. Pi\u00f9 in l\u00e0 l\u2019avrei definito un perfetto amplesso vista la danza del suo bacino e delle sue anche. Riusciva a far rimanere la sfera tra i tre respingenti per oltre un minuto di fila. Credo avrebbe potuto giocare senza mani se davvero avesse voluto. Mi consegn\u00f2 i suoi colpi migliori, in serie. Le bandiere continuavano a cadere come soldati abbattuti in trincea e i canali sopra respingenti erano\u2026 Trafficati.<br \/>\n500.000 punti e si ballava.<br \/>\nC\u2019era gente intorno, i nostri e altri entravano, s\u2019avvicinavano e in silenzio osservavano. C\u2019era quale sussurro di meraviglia quando abbatteva in le cinque bandiere con quattro colpi. Cosa che ripeteva ogni minuto pi\u00f9 o meno. Una velocit\u00e0 d\u2019esecuzione impressionante, anche i Cavezzoni osservavano. Osservavano in silenzio. Nicola dietro a tutti, ci raggiunse Antonio, avvertito dal cugino.<br \/>\n700.000. 800.000.<br \/>\nRallent\u00f2. Inizi\u00f2 una sorta di palleggio quasi a riprendere fiato, lo fece una ventina di volte e poi\u2026 Destro e si ricomincia.<br \/>\nCredo che questa biglia abbia vissuto il suo momento pi\u00f9 bello. Un momento tutto per lei, tutti quei punti solo per lei. Sotto le mani del suo Signore. Immagino si potessero sentire le urla di gioia di quell\u2019inanimato metallo.<br \/>\nA 900.000 punti ci fu un forte applauso e Beniamino rallent\u00f2 ancora, inizi\u00f2 a guardarmi.<br \/>\nDisse che era stanco. Sono stanco Scheggia, disse cos\u00ec. E\u2019 ora di andare.<br \/>\nRimase l\u00ec un altro po\u2019 giocherellando, buttando a vuoto la biglia senza fare punti, si divertiva a colpire gli angoli degli obiettivi, stette un bel po\u2019 di secondi senza fare un solo punto, poi ripart\u00ec con un altro massacro delle bandiere e semplicemente lasci\u00f2 dicendo: Tocca di nuovo a te, mettendomi una mano sulla testa a mo\u2019 di saluto.<br \/>\nLa pallina fin\u00ec in buca, nessuno os\u00f2 toccare nulla.<br \/>\n999.897. Con una biglia. Nessuno fece storie per quei miseri mille punti fatti da me alla prima.<br \/>\n999.897. Con una pallina. Nessuno gioc\u00f2 la terza. Non era necessario.<br \/>\nIl Dio del flipper aveva mostrato la perfezione che appartiene solo agli Dei.<br \/>\nCiao zio disse a Nicola. O ad Antonio non so. Ci vediamo.<br \/>\nUsc\u00ec.<br \/>\nCi fu un bel po\u2019 di silenzio. Nessuno rumore, parola. Un bollente attimo di ghiaccio.<br \/>\nSi guardavano l\u2019un l\u2019altro.<br \/>\nMario la Iena, proprio lui, prese una chiave e incise sul muro BD 999.897. Lui e il fratello strinsero la mano a Nicola e tornarono a casa.<br \/>\nBeniamino Dolli da quel giorno fu ufficialmente La leggenda.<br \/>\nLa leggenda di Beniamino Dolli era nata, era alla luce del sole.<br \/>\nNon lo vidi mai pi\u00f9. Non lo vide pi\u00f9 nessuno.<br \/>\nUsc\u00ec e la sua scomparsa dichiar\u00f2 ancor pi\u00f9 forte la sua grandezza.<br \/>\nBeniamino Dolli e le donne.<br \/>\nBeniamino Dolli e il campo grande.<br \/>\nBeniamino Dolli e le sue leggende.<br \/>\nAddio Beniamino.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Translate] La leggenda di Beniamino Dolli \u00e8 primo capitolo di una trilogia di \u201cleggende\u201d della nostra terra. Ogni \u201cserie\u201d, tre appunto, \u00e8 composta di 22 episodi. Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia. 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