episodio 15 – Il Battesimo

La leggenda di Beniamino Dolli è primo capitolo di una trilogia di “leggende” della nostra terra. Ogni “serie”, tre appunto, è composta di 22 episodi.
Un progetto narrativo di Gianluca Casaccia.
Vietata qualsiasi riproduzione anche parziale senza permesso diretto dell’autore.

Episodio 15 – Il Battesimo

In una giornata così avrebbe anche potuto togliersi la vita.

Oggi seduto sul divano della mia vecchia casa ricordo un vecchio grande uomo.

Era il Buefiacco.

Pigro. Compassato in ogni movimento, quasi regale.

Aveva un nosocché di maestoso. Non solo per la stazza.

In un giorno così, diceva sempre, potrei anche farla finita. D’altronde è un giorno senza sole.

Grande oratore, in quelle rare volte in cui si faceva vivo. Grande “anziano del villaggio”, un uomo di mezza età.

Il Buefiacco. Lo vedevi poco, era uno che c’era, che quando c’era si sentiva. Mai sulla bocca di qualcuno, era tranquillo. Rispettato, estremamente rispettato.

Sapevi cosa aspettarti da lui. Secondo molti nascondeva un grande segreto. O una grande colpa. Nessuno ha mai capito bene cosa fosse; si diceva anche che la sua tranquillità fosse solo apparenza; si diceva che era un uomo tormentato: A Beniamino piaceva per questo, un buon cuore in un animo inquieto che mostrava beatitudine alla gente e dispensava perle di saggezza. Il tutto sommato a una pantagruelica fame. La pigrizia era tale che due volte al giorno seguaci volontari portavano lui carne in sacrificio. Carne rossa, bianca, raramente pesce e poca verdura. Il Buefiacco al contrario del meno regale equivalente bovino era carnivoro.

Il Buefiacco, un uomo… di Pancia. Qui si parla di chili, non di carattere.

Pochi sanno che il Dolli venne poi chiamato anche il “figlio del Buefiacco”. Questo me lo disse Antonio qualche anno fa: Il figlio del Buefiacco.

Sarà forse per il grande e inspiegabile rispetto che la gente aveva per lui.

Ancor prima che la leggenda fosse leggenda, il Buefiacco era considerato… Come dire, più che considerato in qualche maniera, il fatto che semplicemente ci fosse il Buefiacco rendeva la gente più tranquilla di fronte a ogni cosa. Trasmetteva tranquillità e un inspiegabile senso di sicurezza. E’ così d’altronde anche con Beniamino, ma lì è più venerazione che semplice rispetto. In ogni caso abbiamo questo senso di sicurezza che i miei compaesani ed io evidentemente cerchiamo. Entrambi una sorta di leader silenti. Un po’ come una donna che non è mai sola e non ammetterà mai che non sa stare sola.

Ipotizziamo un evento molto improbabile, ma radicale per capire la differenza d’approccio del mio paese nei confronti dei due “leader”, considerando il Dolli come ancora una leggenda non alla ribalta.

Arrivano i marziani. Al tempo erano “marziani” non “alieni”.

I marziani sbarcano davanti al Caffè biliardo.

La gente, terrorizzata trova speranza nella saggezza del Buefiacco. Il Buefiacco saprà cosa fare, andiamo ad avvertire il Buefiacco riguardo ai marziani. Lui da buon bue se ne sta sul divano. Generalmente mangiando carne e ascoltando la radio.

I marziani sbarcano davanti al Caffè biliardo.

La gente sorride sapendo che ora uscirà dal Caffè il Dolli e loro, i marziani, sceglieranno se venire in pace o essere rimandati tutti quanti a calci nel culo da dove sono venuti. Cosa che non dovrebbe servire, perché appena i marziani avranno di fronte il Dolli, da brava razza tecnologicamente avanzata, riconosceranno la leggenda. “Voglio ben vedere se il Dolli non lo conoscono fin lassù!”

Questa è la differenza tra un grande uomo rispettato e una leggenda vivente.

Questo esempio è stato fatto da Nicola ad Antonio molti anni fa. Nicola per quanto come tutti rispettasse il Sig. Buefiacco, non poteva vedere nessuno paragonato a Beniamino Dolli. Ragazzi Beniamino è Beniamino su, se avesse messo gli occhi su una marziana ci saremmo davvero divertiti!

Sta di fatto che il Buefiacco battezzò, in un certo senso, Beniamino Dolli, almeno così si dice.

Era il giorno di San Silvestro. Di un anno qualsiasi. L’ultima volta che lo vidi. La leggenda entrò per una partita, una delle primissime.

Si sa che il nostro “covo” era chiuso solo il 15 Agosto. Non per il Ferragosto, bensì per il compleanno della madre di Nicola. Oggi, Antonio segue la tradizione. Il caffè biliardo aperto ogni giorno dell’anno, eccetto il 15 Agosto. Ti dicono perché è Ferragosto. L’unico giorno dell’anno in cui Antonio va al mare.

Dicevo, la leggenda entra per una partita. Quindi Birra e gettone. Matrimonio reiterato innumerevoli volte su quel bar in legno.

Una sola pallina, giocata quasi solo di bacino, parlando con Giulietta seduta accanto. Punteggio alto, non si ricorda quanto alto.

Già c’era anche Giulietta. Mai più traccia della ragazza del luna park, ma quella è un’altra storia.

Giulietta che alternava scocciati sguardi verso la finestra con adoranti verso il suo Uomo.

Al Buefiacco non poteva fregare di meno di tutta la situazione chiaramente. Era l’unico che non era ammaliato dal Dolli. Ammirava Beniamino, come ogni uomo intelligente o meno, ma non era schiavo del suo bagliore. Per lui era solo un bravo ragazzo, bravo con le donne e che sapeva fare un sacco di cose. Niente di più. Per lui il flipper poteva anche bruciare.

Sta di fatto che finita la partita, Beniamino quasi ballando si sedette al tavolo con Giulietta sulle gambe, il Buefiacco invece si alzò accompagnato dalla sua solennità.

Quello che segue non so perché sia considerato un battesimo per Beniamino Dolli, sta di fatto che è così. Nicola diceva che è quel giorno che si concretizzò la leggenda. In vero si sa, la leggenda si concretizzò il giorno del record, ma quando si parla di leggenda bisogna concedere sempre una certa libertà narrativa, diciamo una “sospensione del giudizio” per dirla in maniera tecnica.

La sua grande mano, la mano del Buefiacco indicò utilizzando un imponente dito medio con l’indice unito ad esso, ma piegato a metà. Indicò Beniamino dicendo:

“Ti hanno dato qualcosa. Ti hanno messo qualcosa nella testa, ma tu non lo sai. Ricorda di guardarti allo specchio. Domani mattina. Guardati dentro. Ricorda quello che vedrai domani ogni giorno a venire.

Rifletti in quell’attimo riguardo a ciò che sai e che pensi della tua persona.

Ricorda poi una cosa: Sarai così per sempre.

Ciò che vedrai è la tua verità ragazzo mio. Non sentire quello che dice la gente o quello che braccianti e schiavi blaterano. Ricorda che tutti siamo come siamo, nessuno cambia. Nessuno cambia se non è la strada a cambiare. Soprattutto sappi: Ognuno di noi è più piccolo di ciò che pensa. O immensamente più grande.

Dopo aver riconosciuto te stesso guarda i tuoi limiti, riconoscili: Sono i limiti ad essere necessari. Necessario averli per vedere all’interno. Necessari per aver l’ennesimo obiettivo da raggiungere. Limiti da toccare e superare senza eccedere nel tempo. Ogni limite va una volta superato o almeno percorso in bilico. Solo toccando il cielo puoi capire la terra Beniamino Dolli.”

Il Buefiacco, come uscito da uno stato di trance bevve d’un fiato il suo bicchiere di lambrusco, si alzò, non guardò mai Giulietta, pochi passi e posò la regale mano sulla spalla di Beniamino, che seduto tra la sedia e il culo di lei, lo guardava e lo ascoltava.

E’ accertato che fu l’unica volta che la leggenda rimase senza parole o semplicemente scelse di riflettere in maniera approfondita, tanto da non commentare.

Annuì. Beniamino aveva capito evidentemente. Le perle di saggezza del Buefiacco erano di solito buttate a caso, così si diceva. Erano riconosciute come perle, ma mai veniva capito il contesto, il “perché” diceva certe cose in determinati momenti. Spesso non si capiva prorpio cosa stesse dicendo, ma tutti facevano finta di aver compreso il grande messaggio.

Tutto evidentemente chiaro per il Dolli.

Quella fu l’ultima volta che vidi il Sig. Buefiacco.

Le parole del Buefiacco erano sagge come sempre. Se ponevano in riflessione una leggenda vivente, erano sicuramente parole d’oro.

Dovreste venire qui, entrare nel nostro Caffè e dire ad alta voce: Buefiacco!

Vedreste in tutti i presenti la stessa espressione, un veloce sguardo a terra e mezzo, dico mezzo, sorriso nascosto, e si va subito oltre. Era solo il vento.

In qualche modo, facendo poco, dicendo poco, ma il Buefiacco ha lasciato un segno su questa gente.

E’ morto un giorno grigio. Pioveva poco, l’aria era piuttosto fredda, è una cosa che ricordano tutti. Una di quelle cose che oggi insegnano a scuola.

Quel giorno il Buefiacco è morto.

Al suo funerale c’erano tutti, proprio tutti, dalle note donne del Dolli, alla famiglia Senzaddio al completo, passando quindi per Sindaco, parroco via via tutti i cittadini. Tutti tranne Beniamino Dolli.

Quel giorno senza sole è morto il Buefiacco.

Si dice che quel giorno, solo quel giorno pianse Beniamino Dolli, ma non lo vide nessuno.

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